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Alba a New York


In questa New York ancora gelata dal dolore, l’aspetto più agghiacciante è il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro sponteaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito qwello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realta’ è un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. (…) Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze…. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’è più ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo. (…) C’era il sole anche martedì scorso. Sembrava l’inizio di una giornata bellissima e invece all’improvviso si è scatenato l’inferno, il buio, proprio alle 8,45 come adesso. Le due torri gemelle erano laggiù dove adesso c’è il vuoto. Al panorama fantastico di Brooklyn mancheranno per sempre i grattacieli più alti e forse più belli. (…) Lacrime, rabbia e rovine mentre dall’altra parte a Manhattan dentro il grande cratere si continua a scavare, anche con le mani, centimetro per centimetro per per cancellare almeno i segni del disastro. Ma ci vorrà molto tempo. (…) La vedo male perche’ gli americani sono realmente sul piede di guerra. La sensazione è palpabile girando nella rabbia di New York, attraversando il dolore. La metropoli piu’ gioiosa e trasgressiva del pianeta è diventata (anche fisicamente) un enorme, straziante mausoleo. Tutte le pareti sono piene di foto e cartelli a lutto, tutte le piazze sono invase dai lumini. E ci sono ancora feriti e lavoro per togliere quella massa spropositata di rovine. Il fumo ancora non e’ sparito e ti entra dentro. I "padroni del mondo" si sentono improvvisamente indifesi e questo mi spaventa.
New York, settembre 2001
Quelli dell'11 settembre


L’operazione è partita di fatto il 28 maggio, quasi quattro mesi prima della strage. Base iniziale dei terroristi la Florida, nell’ultima fase Boston. Tutto ruota intorno alla figura di Mohammed Atta, 33 anni, almeno altri cinque nomi conosciuti, di origini kuwaitiane ma con passaporto saudita. Arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel maggio del 2000. Ha sicuramente fatto un paio di viaggi in Europa, a Barcellona e Praga, dove avrebbe incontrato estremisti islamici irakeni e sauditi. Poi si è trasferito per otto mesi in Germania, dove si è laureato in architettura urbana. Il 2 maggio di quest’anno e’ tornato negli Stati Uniti. Ha preso un brevetto di volo e una patente di guida con identità egiziana. Di carattere violento ha aggredito uno sceriffo in Florida ma non si è mai presentato davanti alla corte. Gli investigatori hanno ricostruito comunque da allora tutti i suoi movimenti e quelli del gruppo suicida. Un’attività sincronizzata attraverso 45 email in inglese e arabo spedite da biblioteche pubbliche e alcuni incontri in motel. L’ultima fase dell’operazione è scattata il 6 agosto. Atta noleggia un’auto a Pompano Beach, in Florida. Il 15 agosto noleggia una seconda auto. Il 25 agosto i dieci dirottatori cominciano ad acquistare i biglietti aerei presso l’American airlines e la United airlines. Acquistano due biglietti al giorno con carta di credito e una volta in contanti. Il 6 settembre Atta è visto girare in auto fuori l’aeroporto Logan. Il commando si è trasferitopoi a Boston. Il 10 settenbre dormono a gruppi di due in vari motel del Massacchussettes. Mohammed Atta dorme a Portland in Maine. All’alba prende l’aereo per Boston ed è ripreso da una telecamera. E’ l’ultimo passaggio prima di salire sul volo n.11 che guiderà contro le torri di New York.

Per tre giorni sono stato a Boston, da dove sono partiti i due aerei carichi dell'odio dei terroristi che poi hanno frantumato le torri gemelle. E mi sono meravigliato di due aspetti che forse spiegano l'apocalisse. L'aeroporto Logan e' ancora un colabrodo. Ho trovato tracce pesanti di Bin Laden dappertutto. Sono stato nella strada dove viveva la madre (la strada e' tutta sua) e nel palazzo dove abitavano due fratelli. Per capirci: il nemico gli Stati Uniti l'hanno sempre avuto in casa senza saperlo. E probabilmente lo hanno ancora.
Boston, settembre 2001
Area 51
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Stati Uniti


Gli Stati Uniti d'America sono una repubblica federale democratica dell'America Settentrionale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'Oceano Atlantico e dall'Oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska confinano con la Russia (Stretto di Bering). Già economicamente molto sviluppati alla fine del XIX secolo, dopo la seconda guerra mondiale sono diventati una superpotenza economica, militare e culturale, la prima nel mondo per prodotto interno lordo.

Gli Stati Uniti d’America sono una repubblica federale di tipo presidenziale, che si estende nel continente nordamericano fra il Canada a Nord e il Messico a sud per 9.372.614 Km quadrati con 248.709.873 abitanti, La capitale è Washington, altre città importanti sono New York, Chicago, Los Angeles, Filadelfia ecc.L’unione è formata da 50 stati di cui 49 continentali e 1 insulare, l’arcipelago delle Hawaii. Altri territori legati agli USA con status particolari sono: Portorico, le isole Vergini Americane, Guam, le Samoa Americane od Orientali, le Marianne Settentrionali, le Marshall, le Cardine Orientali e altre isole del Pacifico.

Il sostantivo "America" deriva dal nome dell'esploratore italiano Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome "America" fu nella Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci. Inizialmente il nome "America" fu utilizzato per il Sud del continente. Successivamente venne esteso anche alla parte Nord. Ma fu Benjamin Franklin, mediante fitti rapporti epistolari con personalità di ogni classe, a diffondere la parola americani (parola individuante un unico popolo), così da renderla d'uso comune.

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giovedì, 19 febbraio 2009, 12:34

palla_b1Una misteriosa palla di fuoco è apparsa sabato nel cielo del Texas. Ed ora è battaglia di opinioni sulla reale natura del fenomeno. La sfera è apparsa nel cielo del Texas nel pomeriggio di sabato e cadendo sulla terra a grande velocità la "palla", originariamente di colore rosso, è diventata sempre più bianca. Il fenomeno è stato filmato da diverse persone tanto da finire anche sulla Cnn. L'ipotesi iniziale è che potesse trattarsi di alcuni detriti dello scontro avvenuto martedì tra un satellite russo ed uno americano. Una tesi che è stata accolta con una certa perplessità dagli esperti americani e successivamente smentita dallo Strategic Command degli Stati Uniti. E anche la Federal aviation administration americana ha dichiarato ufficialmente: «Non sappiamo di cosa si sia trattato». L'ufficio dello sceriffo della contea di Williamson in Texas, zona nella quale è stato osservato il fenomeno, ha fatto ricerche nell'area segnalata dai testimoni usando anche un elicottero, senza trovare alcun residuo anomalo. «Le persone che ci hanno chiamato ci hanno detto che si trattava di un aereo che si è schiantato al suolo e non abbiamo ragione per dire che stessero mentendo» ha dichiarato John Foster, il portavoce dello sceriffo di Williamson. Finora dunque non si sono trovati rottami al suolo, tanto da far pensare a questo punto che si sia trattato di un meteorite. Ma c'è chi obietta che, anche in questo caso, ci dovrebbe essere una traccia, seppur minima dell'impatto. Così, ovviamente, alla fine si è tornato a parlare di un Ufo. Vale a dire di un oggetto volante non identificato. Corriere.it

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giovedì, 19 febbraio 2009, 12:29
bareTorna dal buio il popolo invisibile di coloro che muoiono due volte, i caduti che tornano a casa di nascosto, lontani dagli occhi, come sono lontani dalla vita. Dal 1991, il rimpatrio delle salme dei soldati uccisi in guerra non deve essere visto dal pubblico, per non fiaccare il "morale" della nazione, e se davvero la presidenza Obama toglierà la benda, come sta progettando di ordinare nei prossimi giorni, il rischio di mettere il Paese intero di fronte alla verità, e al prezzo reale delle guerre, per lui è grande. (...) la promessa Obamista di "cambiare", di aprire la cassaforte delle vergogne, deve essere mantenuta e il sudario sul ritorno del caduto deve essere, almeno in parte, sollevato. Anche con piccoli gesti simbolici, come le lettere personali che Obama scrive alle famiglie degli uccisi firmandosi soltanto come "Barack". Ma qui si apre la trappola sotto i piedi del nuovo Presidente. Come ha sempre sostenuto Colin Powell, "il popolo americano tollera i caduti in guerra, purché, e fino a quando, capisca e condivida le ragioni per le quali sono morti". Permettere che siano riprese e mostrare quelle malinconiche catene di montaggio delle bare gli sarebbe utile per accelerare il ritiro dall'Iraq, dove continua, a "vittoria" conclamata, a cadere un soldato Usa ogni 48 ore. Ma lo stesso Obama ha promesso l'escalation di altri 30 mila soldati in Afghanistan, un incremento che garantisce più bare. Già il numero di soldati che hanno lasciato la vita nelle valli dove si infransero le armate di Alessando, dell'Impero Britannico, dell'Unione Sovietica, è cresciuto drasticamente, con il risorgere della guerriglia Taliban. I 58 caduti del 2004 sono divenuti gli oltre 200 del 2006 e del 2007 e i 294 del 2008, quintuplicati in cinque anni. L'opinione nazionale è favorevole all'abolizione dell'oscuramento e alla guerra in Afghanistan. Ma anche il Vietnam fu per anni appoggiato dalla maggioranza degli americani e la guerra divenne "sporca" soltanto quando fu chiaro che non si sarebbe potuta vincere. Esiste una vittoria finale, decisiva in Afghanistan che possa riportare il dolore e il lutto alle dimensioni affettuose e accettate del 1945 e ai rituali della "gloriosa morte" sul campo? Questa è la scommessa di Barack Obama, nello strappare al buio il popolo degli invisibili. Se la dovesse perdere, qualcuno avverte che l'Afghanistan potrebbe essere, per troppa trasparenza, il Vietnam di Obama.  Vittorio Zucconi La Repubblica
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lunedì, 15 dicembre 2008, 00:02

bush-scarpaFuori programma a Baghdad per George W. Bush. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier iracheno Nuri al Maliki nella sua residenza un giornalista iracheno ha lanciato le scarpe contro il presidente Usa che e' riuscito a schivarle. L'uomo, portato via dalle forze di sicurezza, era seduto in terza file e mentre i due leader si stringevano le mani davanti alle telecamere, si e' alzato in piedi gridando rivolto a Bush "questo e' il tuo bacio d'addio, cane" e lanciando subito dopo una scarpa dopo l'altra verso il presidente Usa.

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martedì, 18 novembre 2008, 13:34
Almeno 175 mila reduci dalla guerra in Iraq soffrono di problemi digestivi, mal di testa persistente, difficoltà cognitive, dolori cronici. E' la sindrome della guerra del Golfo. Una malattia da oggi riconosciuta anche da un rapporto commissionato dal Congresso, il Research Advisory Committee on Gulf War Veterans, che ha raccolto, in sei anni di indagine, centinaia di testimonianze e cartelle cliniche dei soldati reduci. "Esposti a tossine chimiche durante il conflitto del 1991, oltre 175 mila reduci sono affetti dalla sindrome della guerra del Golfo". Il rapporto appena diffuso negli Stati Uniti, ha concluso che la sindrome è quindi una condizione fisica "reale" e distinta dallo "shock da esplosione" di cui soffrono ex combattenti in altre guerre. Dalle medicine contro la sindrome, ben pochi militari hanno avuto miglioramenti, ma la conclusione dell'indagine consentirà ai soldati malati di ottenere quell'assistenza dal governo federale che finora non ha erogato perchè quelle "inspiegabili sindromi neurologiche" non erano riconosciute come malattia vera e propria. Secondo il rapporto sono due le possibili cause della sindrome della guerra del Golfo: un farmaco dato ai militari per proteggerli dal gas nervino, o l'esposizione a pesticidi usati abbondantemente durante la guerra. Altra possibile causa presa in considerazione e non escluse è l'esposizione ai fumi dei pozzi petroliferi in fiamme. I sintomi variano dal mal di testa persistente, dolore cronico, difficoltà cognitive, fatica cronica, eruzioni cutanee, diarrea e problemi al sistema digestivo e respiratorio.
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venerdì, 07 novembre 2008, 20:53

08Alla Casa Bianca ben presto arriverà non solo un nuovo presidente, ma anche una nuova mascotte a quattro zampe. Lo ha promesso Barack Obama alle due figlie, Malia Ann e Natasha il giorno delle elezioni. Dover levare le tende tra meno di due mesi e non stare più sotto i riflettori sembra innervosire soprattutto il cane presidenziale Barney, un docile Scottish Terrier. Il quadrupede prediletto del presidente George W. Bush ha morso un reporter della Reuters che usciva giovedì sera dal briefing room alla Casa Bianca. La telecamera di una collega riprende tutta la scena: mentre il corrispondente Jon Decker cerca di accarezzare il first dog questo, apparentemente infastidito, lo «attacca» mordendolo ad un dito, riporta l'affiliata della NBC a Chicago. Decker, con tanto di dito sanguinante, è stato infine medicato alla Casa Bianca e si dovrà fare l'antitetanica. «Tanto spavento ma nulla più», ha detto in seguito il corrispondente.

Quel presidente giovane, bello e "abbronzato"

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mercoledì, 05 novembre 2008, 22:22
obama
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lunedì, 27 ottobre 2008, 23:45
Il ministro degli Esteri siriano parla di «atto criminale, terroristico e deliberato, roba da cowboy». La Russia e la Lega Araba condannano duramente e Parigi chiede spiegazioni alla Casa Bianca. Il raid condotto domenica in una cittadina siriana vicino al confine con l'Iraq, con otto civili morti, sta creando un polverone internazionale, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane. Secondo il sito web del quotidiano israeliano Haaretz, che cita l'agenzia siriana Sana, domenica alle 16.45 ora locale quattro elicotteri americani con base in Iraq hanno raggiunto il villaggio di Al-Sukkariya, nella zona di Abu Kamal. L'agenzia Sana ha precisato che la zona è sfruttata per la coltivazioni e che vi sono delle fattorie. Arrivati nella zona a circa sette km dal confine iracheno, due velivoli hanno fatto sbarcare un commando, mentre gli altri controllavano dall'alto la zona. I militari hanno fatto irruzione in un edificio in costruzione, colpendo alcuni operai al lavoro e altre persone. Le otto vittime sono tutte civili. Tra loro il guardiano del cantiere e la moglie, un uomo e i suoi figli. Corriere.it
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lunedì, 27 ottobre 2008, 23:41
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sabato, 25 ottobre 2008, 13:26
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mercoledì, 22 ottobre 2008, 23:55
Un uomo di 29 anni, Joseph Ray Ries, è stato giustiziato con una iniezione letale in un penitenziario del Texas. Si tratta della prima di dieci esecuzioni capitali programmate nei prossimi trenta giorni nello Stato. Ries era stato condannato per l'omicidio di un uomo di 64 anni. La concentrazione di esecuzioni in un mese è «eccezionale anche per il Texas», ha commentato il presidente della coalizione texana per la pena di morte, Rick Halperin.
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venerdì, 17 ottobre 2008, 14:14

Aveva fatto causa a Dio, responsabile, a suo dire, di aver diffuso paura e terrore in tutto il mondo. Ma il procedimento giudiziario non avrà alcun seguito: un giudice del Nebraska lo ha infatti respinto, perché Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l’avvio della causa. Si chiude così la vicenda che vede protagonista lo storico senatore democratico del Nebraska, Ernie Chambers, che, il 14 settembre dello scorso anno, aveva depositato la sua provocatoria causa in una corte del Nebraska. Secondo il documento redatto dal senatore 71enne (definito da molti “l’uomo di colore più arrabbiato di tutto lo Stato”), Dio e tutti i suoi seguaci, sarebbero responsabili “delle continue minacce terroristiche, con conseguenti danni per milioni e milioni di persone in tutto il mondo”. Minacce la cui credibilità è avallata, secondo Chambers, “dalla storia personale di Dio”.  segue

Passo la notizia così com’è. Non riesco neppure a commentarla. Non so se ridere o piangere. Ma che sta succedendo? Ormai è follia collettiva. Cosa si nasconde nell’atmosfera? Quali veleni? BlogTg1

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martedì, 14 ottobre 2008, 21:34

WASHINGTON - L'obesita' non lo ha salvato dal boia. Pesante 121 chili, il condannato a morte Richard Wade Cooey aveva chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di non essere ucciso con una iniezione letale: vista la sua stazza, questa la teoria dei suoi difensori, l'esecuzione sarebbe stata troppo lunga e dolorosa. L'appello e' pero' stato rifiutato e l'uomo, 41 anni, finito nel braccio della morte in Ohio per lo stupro e l'uccisione di due studentesse universitarie nel 1986, e' stato giustiziato. (Agr)

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mercoledì, 01 ottobre 2008, 21:43
palin_b1Diana dea della caccia: questo, secondo il Wall Street Journal, è il nuovo ruolo di Sarah Palin, la candidata repubblicana alla vicepresidenza. Da quando la governatrice dell'Alaska è apparsa in fotografia con accanto un alce abbattuto, un mucchio di donne americane si sono date a questo sport. Il loro numero sta aumentando, scrive il giornale, mentre quello numero dei cacciatori maschi sta diminuendo. La Palin è diventata il loro modello, la reincarnazione di Ann Oakley, la mitica tiratrice del west che a cavallo del Novecento fece parte del circo di Buffalo Bill e a cui Hollywood dedicò il film «Anna prendi il fucile». L'«effetto Palin» si era già fatto sentire nella moda – sempre più donne corrono a comprare i suoi occhiali, le sue scarpe ecc. –, ma sembra forte soprattutto nella caccia. Spettacoli televisivi come «La cacciatrice americana» non parlano che di lei, e siti internet come Women-hunters.com sollecitano la popolazione femminile a imitarla. Corriere.it
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sabato, 20 settembre 2008, 18:32

MARFA, Texas, 18 settembre 2008 (IPS) - A parte il popolo iracheno, nessuno può sapere che cosa sta facendo l'esercito statunitense in Iraq meglio dei soldati stessi. Un nuovo libro offre un resoconto vivido e dettagliato della devastazione provocata dall'occupazione americana nel paese, nelle parole dei soldati che l'hanno vissuta. "Winter Soldier Iraq and Afghanistan: Eyewitness Accounts of the Occupation," pubblicato da Haymarket Books, presenta una cronaca storica lacerante di ciò che l'esercito americano ha fatto in Iraq, e di quello che i soldati hanno fatto. Scritto dall'associazione Veterani dell'Iraq contro la Guerra (IVAW, Iraq Veterans Against the War) e dal giornalista Aaron Glantz, il libro è una raccolta delle udienze di Silver Spring, Maryland, realizzate tra il 13 e il 16 marzo 2008 presso il National Labour College. Roberto di Nunzio  Ipsnotizie

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venerdì, 19 settembre 2008, 00:51

Washington -- Nuovi dati sui suicidi tra i militari americani confermano una preoccupante tendenza all'aumento. Nel 2007 centoquindici soldati in servizio attivo, della Guardia Nazionale e della Riserva si sono tolti la vita, mentre quest'anno i suicidi sono stati finora 62. Sono ancora in corso indagini sulle morti di altri trentuno soldati, per verificare se si tratta di morti accidentali o suicidi. Se verrà confermata l'ipotesi di suicidio, le cifre di quest'anno potrebbero arrivare a superare quelle del 2007. I vertici dell'esercito hanno raddoppiato gli sforzi per risolvere questo tragico problema, attraverso programmi di prevenzione e supporto psicologico ai militari.  Roberto di Nunzio  'Suicide Prevention Tool Kit Resources' Link e Report (Pdf): clicca

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giovedì, 18 settembre 2008, 00:52

Troy_Davis200L'esecuzione della condanna a morte di Troy Anthony Davis, in Georgia, potrebbe avvenire in qualsiasi momento tra il 23 e il 30 settembre, nonostante i numerosi dubbi sulla sua colpevolezza. Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l'uccisione dell'agente di polizia Mark Allen MacPhail in un Burger King di Savannah, nello stato della Georgia: un omicidio che Davis continua a negare di aver commesso. Contro di lui non sono mai state presentate prove concrete e l'arma del delitto non è mai stata ritrovata. Il processo si è basato interamente su deposizioni fatte a seguito di pressioni della polizia, le quali presentavano notevoli incongruenze e che in seguito sono state ritrattate da molti dei testimoni. Davis si è visto inoltre negare ripetutamente la possibilità di presentare nuove testimonianze che avrebbero potuto scagionarlo dall'accusa di omicidio. Davis era già stato a un passo dall'esecuzione nel 2007. Il 16 luglio , neanche 24 ore prima, la Commissione per la clemenza l'aveva bloccata e rinviata di 90 giorni, rinvio poi prolungato dalla Corte suprema della Georgia che aveva deciso di riesaminare il suo caso. L'esame è terminato il 17 marzo di quest'anno, quando la Corte ha negato un nuovo processo a Davis. Amnesty International chiede alla Commissione per la clemenza di commutare la sentenza. Firma l'appello

Questa volta la pena di morte è stata bloccata due ore prima che iniziassero le procedure per l’iniezione letale. Il detenuto ha appreso dalla televisione che il tutto era stato fermato.

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