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Alba a New York


In questa New York ancora gelata dal dolore, l’aspetto più agghiacciante è il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro sponteaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito qwello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realta’ è un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. (…) Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze…. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’è più ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo. (…) C’era il sole anche martedì scorso. Sembrava l’inizio di una giornata bellissima e invece all’improvviso si è scatenato l’inferno, il buio, proprio alle 8,45 come adesso. Le due torri gemelle erano laggiù dove adesso c’è il vuoto. Al panorama fantastico di Brooklyn mancheranno per sempre i grattacieli più alti e forse più belli. (…) Lacrime, rabbia e rovine mentre dall’altra parte a Manhattan dentro il grande cratere si continua a scavare, anche con le mani, centimetro per centimetro per per cancellare almeno i segni del disastro. Ma ci vorrà molto tempo. (…) La vedo male perche’ gli americani sono realmente sul piede di guerra. La sensazione è palpabile girando nella rabbia di New York, attraversando il dolore. La metropoli piu’ gioiosa e trasgressiva del pianeta è diventata (anche fisicamente) un enorme, straziante mausoleo. Tutte le pareti sono piene di foto e cartelli a lutto, tutte le piazze sono invase dai lumini. E ci sono ancora feriti e lavoro per togliere quella massa spropositata di rovine. Il fumo ancora non e’ sparito e ti entra dentro. I "padroni del mondo" si sentono improvvisamente indifesi e questo mi spaventa.
New York, settembre 2001
Quelli dell'11 settembre


L’operazione è partita di fatto il 28 maggio, quasi quattro mesi prima della strage. Base iniziale dei terroristi la Florida, nell’ultima fase Boston. Tutto ruota intorno alla figura di Mohammed Atta, 33 anni, almeno altri cinque nomi conosciuti, di origini kuwaitiane ma con passaporto saudita. Arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel maggio del 2000. Ha sicuramente fatto un paio di viaggi in Europa, a Barcellona e Praga, dove avrebbe incontrato estremisti islamici irakeni e sauditi. Poi si è trasferito per otto mesi in Germania, dove si è laureato in architettura urbana. Il 2 maggio di quest’anno e’ tornato negli Stati Uniti. Ha preso un brevetto di volo e una patente di guida con identità egiziana. Di carattere violento ha aggredito uno sceriffo in Florida ma non si è mai presentato davanti alla corte. Gli investigatori hanno ricostruito comunque da allora tutti i suoi movimenti e quelli del gruppo suicida. Un’attività sincronizzata attraverso 45 email in inglese e arabo spedite da biblioteche pubbliche e alcuni incontri in motel. L’ultima fase dell’operazione è scattata il 6 agosto. Atta noleggia un’auto a Pompano Beach, in Florida. Il 15 agosto noleggia una seconda auto. Il 25 agosto i dieci dirottatori cominciano ad acquistare i biglietti aerei presso l’American airlines e la United airlines. Acquistano due biglietti al giorno con carta di credito e una volta in contanti. Il 6 settembre Atta è visto girare in auto fuori l’aeroporto Logan. Il commando si è trasferitopoi a Boston. Il 10 settenbre dormono a gruppi di due in vari motel del Massacchussettes. Mohammed Atta dorme a Portland in Maine. All’alba prende l’aereo per Boston ed è ripreso da una telecamera. E’ l’ultimo passaggio prima di salire sul volo n.11 che guiderà contro le torri di New York.

Per tre giorni sono stato a Boston, da dove sono partiti i due aerei carichi dell'odio dei terroristi che poi hanno frantumato le torri gemelle. E mi sono meravigliato di due aspetti che forse spiegano l'apocalisse. L'aeroporto Logan e' ancora un colabrodo. Ho trovato tracce pesanti di Bin Laden dappertutto. Sono stato nella strada dove viveva la madre (la strada e' tutta sua) e nel palazzo dove abitavano due fratelli. Per capirci: il nemico gli Stati Uniti l'hanno sempre avuto in casa senza saperlo. E probabilmente lo hanno ancora.
Boston, settembre 2001
Area 51
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Stati Uniti


Gli Stati Uniti d'America sono una repubblica federale democratica dell'America Settentrionale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'Oceano Atlantico e dall'Oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska confinano con la Russia (Stretto di Bering). Già economicamente molto sviluppati alla fine del XIX secolo, dopo la seconda guerra mondiale sono diventati una superpotenza economica, militare e culturale, la prima nel mondo per prodotto interno lordo.

Gli Stati Uniti d’America sono una repubblica federale di tipo presidenziale, che si estende nel continente nordamericano fra il Canada a Nord e il Messico a sud per 9.372.614 Km quadrati con 248.709.873 abitanti, La capitale è Washington, altre città importanti sono New York, Chicago, Los Angeles, Filadelfia ecc.L’unione è formata da 50 stati di cui 49 continentali e 1 insulare, l’arcipelago delle Hawaii. Altri territori legati agli USA con status particolari sono: Portorico, le isole Vergini Americane, Guam, le Samoa Americane od Orientali, le Marianne Settentrionali, le Marshall, le Cardine Orientali e altre isole del Pacifico.

Il sostantivo "America" deriva dal nome dell'esploratore italiano Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome "America" fu nella Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci. Inizialmente il nome "America" fu utilizzato per il Sud del continente. Successivamente venne esteso anche alla parte Nord. Ma fu Benjamin Franklin, mediante fitti rapporti epistolari con personalità di ogni classe, a diffondere la parola americani (parola individuante un unico popolo), così da renderla d'uso comune.

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sabato, 29 marzo 2008, 15:26
survivorCostano meno di otto euro, e gli americani ne vanno pazzi. Stanno andando a ruba negli shop della base Nato di Gricignano di Aversa. Sono le t-shirt che ritraggono emergenze, difetti e modi di vivere partenopei. Su una maglietta colorata campeggia la scritta "Sono sopravvissuto... a Napoli" con disegni che illustrano i camion di immondizia, il traffico caotico del centro, lo smog, i cortei dei disoccupati. Su un´altra c´è invece un decalogo che spiega come adeguarsi allo stile di guida disordinato e disubbidiente, soprattutto in materia di traffico: si consiglia di fare retromarcia in autostrada quando si supera l´uscita desiderata, di passare in un incrocio tassativamente quando è accesa la luce rossa del semaforo e di tenere sempre accesi i fari abbaglianti, anche quando non è strettamente necessario. I militari americani lavorano nelle basi campane per periodi variabili che possono oscillare dai tre mesi a più anni. Ma prima di andar via portano con se questi souvenir che non offrono certamente una buona immagine della nostra regione. «Un genere di articoli che va a ruba», confessa la commessa del negozio, «gli americani sono rimasti colpiti dalla recente emergenza rifiuti. E hanno ragione: hanno assistito a scene per loro inspiegabili». Di più, aggiunge la commessa. «I militari hanno un po´ cambiato atteggiamento nei nostri confronti negli ultimi tempi. Prima, sia con la lira che con l´entrata in vigore dell´euro, si adeguavano con più facilità al nostro stile di vita. E spendevano. Adesso sopportano malvolentieri il dover vivere in una terra così particolare senza neppure avere i vantaggi offerti dal cambio».  Repubblica.it  Prendiamola con ironia. Intanto a guadagnarci sono i napoletani che le vendono e questa è già una soddisfazione (a loro costano quindici dollari, ed è la seconda soddisfazione).  Non prendiamola poi troppo male perchè per loro è una vera mania. Conservo una maglietta con lo stesso titolo (I'm survivor) che presi a San Francisco durante il terremoto. L'unica cosa seria da dire riguardarebbe il traffico. Non riesco a non pensare a Baghdad quando i militari americani non solo passavano con il rosso, ma non mettevano neppure la freccia. Preferivano spianarti il mitra in faccia (e non per gioco, spesso). 
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giovedì, 27 marzo 2008, 17:01
penamorteUn tribunale d'appello federale ha annullato la condanna a morte contro Mumia Abu-Jamal. Il detenuto, condannato alla pena capitale nel 1982 per l'uccisione di un poliziotto, è stato per anni un simbolo delle campagne internazionali contro la pena di morte. I suoi sostenitori - da Amnesty International all'arcivescovo Desmond Tutu - sono convinti che abbia subito un processo ingiusto e razzista. Un passato da giornalista radiofonico, militante delle Black Panthers, Abu Jamal - oggi cinquantatreenne - è nel braccio della morte da 26 anni. La decisione odierna della Corte d'appello di Philadelphia significa che l'accusa dovrà presentare nuovamente il proprio caso davanti ad una giuria per chiedere nuovamente la pena di morte entro 180 giorni, altrimenti la pena per Abu Jamal verrà automaticamente commutata in ergastolo. Secondo il Philadelphia Inquirer, è quasi certo che lo Stato ricorrerà in appello. La corte ha tuttavia respinto la richiesta di annullare la condanna per omicidio di primo grado presentata da Mumia Abu Jamal, che aveva chiesto di avere un nuovo processo per poter provare la propria innocenza. Repubblica.it
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martedì, 25 marzo 2008, 13:52

hillary_b1Il Washington Post l'aveva accostata a Pinocchio, per avere raccontato a modo suo la partecipazione, in qualità di first lady, ad una visita alle truppe americane di stanza in Bosnia. Nel corso di un comizio elettorale Hillary Clinton aveva spiegato di essere stata costretta a scendere dall'elicottere e a correre a testa bassa per evitare il fuoco dei cecchini. L'episodio, però, non aveva trovato conferma nei racconti di giornalisti e altri testimoni che all'epoca si trovavano sul fronte balcanico e avevano partecipato all'incontro tra la Clinton, i soldati statunitensi e la popolazione locale. Ora c'è anche un video a sbugiardare la senatrice dello stato di New York. Lo ha diffuso l'emittente televisiva Cbs, che in un collage tra le recenti dichiarazioni di Hillary e le immagini relative a quel viaggio mette in evidenza come vi sia una sensibile discordanza tra quanto raccontato e quanto realmente accaduto. Nel filmato Hillary Clinton esce tranquillamente dal velivolo e saluta una ragazzina standosene tranquilla all'aperto. Con lei c'era anche la figlia Chelsea, a sua volta molto tranquilla.. La Cbs ha precisato che le immagini sono state girate durante una cerimonia di saluto svolta subito dopo l'atterraggio dell'aereo. Ma Hillary aveva ricostruito così la vicenda: «Era in programma una piccola cerimonia di saluto all'aeroporto, ma invece corremmo tutti a testa bassa verso i veicoli che dovevano portarci alla nostra base». All'epoca, in Bosnia, la guerra era finita ma le ostilità non erano ancora cessate. Nel video si vede poi Hillary che si intrattiene tranquillamente con i soldati, che si fa ritrarre da uno stuolo di fotografi in mezzo ad alcuni bambini e che addirittura trova il tempo di cantare. Corriere.it

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martedì, 25 marzo 2008, 13:36
detroitA due settimane dallo scandalo a luci rosse che ha stroncato la carriera del governatore di New York, Elliot Spitzer, un'altra sex-story travolge un politico americano. Dopo settimane di indiscrezioni, la procura della contea di Wayne ha incriminato il sindaco di Detroit, il democratico Kwame Kilpatrick, per otto capi di imputazione, tra cui ostacolo alla giustizia, spergiuro e abuso d'ufficio. Nella migliore delle ipotesi, la sua carriera è distrutta. Nella peggiore, dovrà farsi ottant'anni di carcere. (...) Tutto è cominciato a gennaio, quando un giornale ha pubblicato i testi di alcuni sms erotici tra il primo cittadino e Christine Beatty, sua amica di lunga data ed ex capo di gabinetto. Nulla di grave - a parte il dettaglio che entrambi erano spostati - se non per il fatto che questo contraddiceva una dichiarazione, sotto giuramento, in cui entrambi assicuravano di non avere mai avuto una relazione. Anche qui, nulla di catastrofico se non fosse che, per nascondere la loro liason, che stava per essere svelata dalle indagini condotte da alcuni poliziotti, Kilpatrick non aveva esitato a fare licenziare gli agenti. (...) Repubblica.it
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lunedì, 24 marzo 2008, 11:12
"Gli elevati costi in termini di vite umane", di cui aveva parlato pochi giorni fa George W. Bush, sono oggi una cifra a tre zeri. Con i quattro caduti di ieri sera a Bagdad sono 4mila i militari Usa morti in Iraq. A cinque anni dall'inizio del conflitto, Bush si era detto convinto che gli Usa stessero vincendo la partita, ma le cifre dicono che il prezzo che stanno pagando è altissimo. In base ai calcoli di Usa Today, il più diffuso quotidiano degli Stati Uniti, il 98% delle vittime sono uomini, tre quarti dei quali bianchi non ispanici di una età media di 21 anni. Il 52% delle vittime è morto ucciso da una bomba, il 16% da un'arma da fuoco. Il giorno più letale è stato il 26 gennaio 2005, quando un elicottero si è schiantato al suolo, uccidendo 31 militari. Lo stesso giorno sei altri militari sono morti combattendo. Il mese più cruento è stato novembre 2004, con 147 vittime in tutto. Che la situazione sia tutt'altro che rosea lo dimostra anche "l'invisibilità" che circonda i caduti Usa. Le operazioni di rimpatrio delle salme avvengono quasi sempre con grandissima discrezione. Fino a pochi mesi fa era addirittura proibito fotografare le bare. Dopo le proteste dei media le cose sono cambiate ma le foto rimangono molto rare. Repubblica.it  Nuove minacce da al Qaeda
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sabato, 22 marzo 2008, 00:55
Una spy story sconvolge le presidenziali usa. I fascicoli del dipartimento di Stato relativi ai senatori democratici Barack Obama e Hillary Clinton e al candidato repubblicano per la Casa Bianca John McCain sono stati violati. E' stata la stessa Condoleezza Rice a confermarlo, annunciando l'apertura di un'inchiesta e scusandosi personalmente con i tre senatori. La prima violazione ad essere resa nota è stata quella sui file dei passaporti di Barack Obama, contenenti tutti i dati relativi ai suoi viaggi, ai visti e ai suoi spostamenti fin da quando era bambino, spiati illegalmente al Dipartimento di Stato tre volte negli ultimi due mesi. Il caso è scoppiato ieri sera, seguito oggi dalle nuove rivelazioni delle intrusioni ai danni della ex first lady e del senatore repubblicano dell'Arizona McCain. "Nessun cittadino americano deve trovarsi in una situazione in cui le informazioni al Dipartimento di stato per ottenere un passaporto siano esaminate da personale non autorizzato" ha detto la Rice, promettendo di andare fino in fondo alla faccenda. I responsabili delle violazioni sono stati identificati come tre dipendenti a contratto del Dipartimento di Stato: due sono stati licenziati, il terzo è oggetto di un'azione disciplinare. In un primo momento, le autorità Usa hanno provato a minimizzare il fatto: "Nessuna relazione con la campagna elettorale". Ma ora promettono un'indagine approfondita. Repubblica.it
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giovedì, 20 marzo 2008, 13:14
In piena campagna elettorale, è riesploso il Sexgate, lo scandalo della «love story» del presidente Bill Clinton con la stagista della Casa bianca Monica Lewinsky. Su pressione dei media, l'ex fisrt lady Hllary Clinton ha ieri pubblicato il calendario dei suoi appuntamenti in quegli anni. Ed è emerso che spesso il marito la tradì mentre lei era a pochi metri di distanza, rinchiudendosi con la Lewsinski nello Studio ovale. Ha sottolineato la tv Abc che il giorno dell’incontro più famoso tra Bill e Monica, quello del sesso orale del 28 febbraio 1997 che lasciò una macchia sull’abito della ragazza, Hillary visitò un paio di volte l’ufficio del presidente, ma che non si rese conto di nulla. L’Associated press ha ricostruito le tappe del Monicagate dall'inizio, il 15 novembre del 1995, alla fine, il 29 marzo del 1997, quando la Lewinsky confessò tutto a Kenneth Starr, il procuratore speciale sullo scandalo. Corriere.it
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giovedì, 20 marzo 2008, 01:36
«Un successo incontestabile». A cinque anni dall'inizio della guerra George W. Bush ha definito così la nuova strategia adottata in Iraq. In un discorso al Pentagono il presidente Usa ha cantato vittoria ma ha anche ammesso che «la battaglia in Iraq è stata più lunga, più dura e più costosa del previsto». In occasione di un anniversario che ha visto tornare nelle piazze americane i dimostranti pacifisti e che vede il bilancio dei morti Usa nel conflitto vicino a quota quattromila, Bush ha ribadito che «rimuovere Saddam Hussein dal potere era la cosa giusta da fare» e che gli Stati Uniti «possono e debbono vincere la guerra in Iraq». L'anniversario cade in un momento in cui l'America è più interessata ai problemi economici e alla battaglia in corso per la scelta del successore di Bush alla Casa Bianca. E se i due candidati democratici Barack Obama e Hillary Clinton hanno promesso di cambiare la strategia americana se saranno eletti, il candidato repubblicano John McCain ha invece elogiato la strategia di Bush. Corriere.it
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martedì, 18 marzo 2008, 23:58
gui_b1Dopo aver trascorso 521 giorni in carcere, Lynndie England, la soldatessa statunitense simbolo di Abu Ghraib, ritratta nelle foto delle torture ai prigionieri iracheni che hanno fatto il giro del mondo, è tornata in libertà. Dimostrando subito, con un'intervista aStern (il settimanale tedesco sarà in edicola mercoledì, ma la versione online è già disponibile) di voler dire la sua senza usare mezzi termini nei confronti dell'Amministrazione statunitense. Nell'intervista la soldatessa Lynndie sostiene che l'allora segretario alla Difesa, quel Donald Rumsfeld che la definì una «mela marcia» assieme a George W. Bush, «sapeva quel che accadeva» nella prigione dello scandalo. Rumsfeld, afferma la England, «era stato nella prigione quando io ero lì. E se c'era stato non poteva non sapere. E Bush? Lui è il capo». Tra silenzi, singhiozzi e qualche reticenza, Lynddie England, che nella lunga intervista punta il dito anche sull’uso delle foto-scandalo da parte dei media, spiega di sentirsi adesso «una marionetta nella mani del Governo» e rinnova il suo «dispiacere» per le torture.  Corriere.it
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domenica, 16 marzo 2008, 21:47
 Una cittadina della Florida è tormentata dagli avvoltoi. Con scene che ricordano il celebre film di Alfred Hitchcock "Gli Uccelli" (The Birds), centinaia di avvoltoi si sono insediati nell'area danneggiando tetti, attaccando vetture e riempiendo la città di Bartow di escrementi. Le leggi locali impediscono agli abitanti di reagire con efficacia perché la cittadina è stata trasformata negli anni '50 in un rifugio per gli uccelli. E' vietato uccidere gli avvoltoi, intrappolarli o anche maltrattarli. Gli abitanti hanno fatto ricorso ai più svariati mezzi di difesa: alcuni dirigono getti d'acqua contro gli animali, quando si radunano troppo vicini alle loro abitazioni. Altri cercano di spaventarli agitando scope o producendo suoni molesti con tavolette di legno. Il numero degli avvoltoi a Bristow si è moltiplicato negli ultimi due anni. Gli abitanti hanno chiesto alle autorità di cambiare le leggi locali perché la loro vita è diventata "un film dell'orrore", anche se gli avvoltoi non hanno ancora attaccato direttamente gli esseri umani.  Ansa.it
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venerdì, 14 marzo 2008, 23:49
Un terzo delle donne arruolate nell’Esercito americano e il 6% degli uomini sostiene di essere stato molestato sessualmente. È quanto suggerisce un'indagine condotta dal dipartimento della Difesa. Il dato relativo alle donne è decisamente peggiore rispetto a precedenti indagini analoghe risalenti a molti anni fa, ma migliore rispetto a un sondaggio sullo stesso tema condotto nel 1995. Il Defense Manpower Data Center ha compilato lo studio intervistando 24.000 militari nel 2006. Un rapporto distinto sulle molestie sessuali mostra che un numero inferiore di casi è stato riportato nel 2007, dopo anni di significativi aumenti. L’anno scorso sono stati denunciati 2.688 casi, in calo del 9% rispetto ai 2.947 dell’anno precedente e in rialzo rispetto ai 2.400 del 2005. Tuttavia, essendo cambiate le procedure per le denunce è difficile mettere a paragone i risultati. Il portavoce del Pentagono Bryan Whitman non ha confermato i dettagli del rapporto, ma ha detto che «il calo minimo registrato non dovrebbe necessariamente essere visto come un indicatore di qualunque genere o come un sostanziale cambiamento. Occorrono anni per sviluppare campioni sugli andamenti. Sebbene i numeri siano leggermente inferiori, sarebbe prematuro fare affermazioni in termini di tendenze».  Corriere.it
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venerdì, 14 marzo 2008, 22:25

Parlando della situazione in Afghanistan, è emerso lo "spirito avventuroso" del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Anziché concentrarsi sui problemi logistici e diplomatici riscontrati nella regione, il presidente si è detto "invidioso" dei soldati per non poter partecipare anche lui a questa "esperienza fantastica", definendola "in un certo senso romantica". "Devo dire che sono un po' invidioso. Se fossi un po' più giovane e non rivestissi questo incarico penso che sarebbe un'esperienza fantastica essere in prima linea per aiutare questa giovane democrazia ad avere successo", ha detto Bush, aggiungendo che "deve essere emozionante per voi, in un certo senso romantico, confrontarsi con il pericolo". Incoraggiando i soldati impegnati al fronte, Bush ha ringraziato le truppe e affermato che "si sta facendo la storia". Nel frattempo, continuano gli scontri nel sud dell'Afghanistan dove oltre 40 insorgenti talebani sono rimasti uccisi sul campo di battaglia e sei civili afghani hanno perso la vita in un attentato suicida che sarebbe stato diretto a un convoglio americano. Apcom

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giovedì, 13 marzo 2008, 10:14
Non c’è la «pistola fumante», la prova provata dei rapporti tra Saddam Hussein e Al Qaeda. Questa la conclusione di un rapporto riservato redatto dal Pentagono. Un verdetto già espresso da esperti civili, ma che questa volta porta il sigillo dell’establishment militare americano. E, infatti, il rapporto che doveva essere presentato e diffuso, è stato di fatto semi-nascosto su decisione dell'amministrazione. Chi lo desidera deve farne richiesta ufficiale e lo riceverà via posta. Sui siti è circolata solo una breve versione, di poche pagine. I ricercatori del Pentagono sono arrivati alla conclusione dopo aver esaminato 600 mila documenti ufficiali iracheni, confiscati dopo l’invasione del 2003, ed aver interrogato i funzionari del deposto regime. Dunque un lungo lavoro di scavo, durato mesi. Secondo il dossier Saddam ha sostenuto il terrorismo di stato, ha intrecciato rapporti con formazioni radicali palestinesi, ma ha diretto le azioni eversive non contro gli Stati Uniti. L’obiettivo era rappresentato dai dissidenti iracheni. Inoltre, tra il 1999 e il 2000, il regime ha sviluppato un programma per lo sviluppo, la costruzione e l’addestramento all’uso di autobomba e cinture per attentatori suicidi. Tecniche poi adottate dai ribelli per contrastare la presenza americana. Lo studio del Pentagono contraddice una delle “ragioni” presentate da Bush per giustificare la guerra: la collusione tra i qaedisti e la dittatura di Saddam. Prima dell’invasione la presenza di terroristi islamisti era limitata alla fazione Al Ansar e agli uomini di Al Zarkawi attestatisi in alcune basi nel Kurdistan. E’ dopo la caduta di Bagdad che i seguaci di Osama hanno scatenato la loro offensiva. Al Zarkawi si è spostato nell’area sunnita e dall’estero sono arrivati centinaia di volontari. Corriere.it
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giovedì, 13 marzo 2008, 02:08

Adriana Torres-Flores, 38 anni, immigrata illegale messicana da tempo negli Usa, madre di tre figli, è rimasta chiusa per quattro giorni al freddo in una cella di tre metri per tre, senza cibo e senza acqua, in tribunale di Fayetteville, una cittadina del nord dell'Arkansas, dove i detenuti restano rinchiusi per non più di un'ora. «Ci siamo dimenticati che era lì», ha cercato di scusarsi Jay Cantrell, capo del dipartimento dello sceriffo della contea di Washington, nello Stato dell'Arkansas, «è stato un terribile errore». Il caso, sollevato dal quotidiano locale The Arkansas Democrat-Gazette, è diventato uno scandalo nazionale negli Stati Uniti ed è finito anche sul New York Times.La donna è restata chiusa da giovedi a lunedì e per sopravvivere ha dovuto bere la propria urina. Inoltre già il venerdì, a causa di una tormenta di neve, il personale negli uffici del tribunale era ridotto rispetto alla norma. È stato «scoperta» solo il lunedì successivo e portata subito in ospedale. La signora Torres-Flores si trova negli Stati Uniti da 19 anni e i suoi figli sono nati negli States, ma risulta ancora un'immigrata illegale. È stata arrestata in un mercatino delle pulci per la vendita di Cd e Dvd contraffatti. Il giovedì è stata portata in tribunale dove si è dichiarata «non colpevole». È stata quindi posta in una cella temporanea in attesa di essere trasferita nella prigione della contea, ma è stata dimenticata. Corriere.it

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mercoledì, 12 marzo 2008, 10:07
Ancora una vittoria per Barack Obama: in Mississippi, profondo sud, il senatore nero dell'Illinois ha battuto l’ex first lady Hillary Clinton sull’onda del sostegno dell’elettorato afroamericano. In suo favore con un vero e proprio plebiscito: il 92% degli elettori afroamericani infatti ha preferito Barack a Hillary. Ma tre quarti dell’elettorato bianco hanno votato per la Clinton e contro di lui, un ulteriore segnale che le divisioni di carattere razziale sono diventate una realtà nella campagna elettorale democratica. Il risultato finale in Mississippi è di 22 punti di distacco su Clinton che consentono a Obama di allungare il passo nel computo dei delegati. In palio in Mississippi ce n’erano 33: con la vittoria di questa notte e quella del Wyoming di sabato scorso, il senatore di Chicago non solo ha recuperato il terreno perduto con le sconfitte in Ohio e Rhode Island, ma ha incrementato il suo vantaggio. In generale, secondo i primi conteggi resi noti dai media statunitensi, Barack Obama avrebbe vinto le primarie in Mississippi per la nomination dei democratici per la Casa Bianca con oltre il 60% dei voti. Corriere.it
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mercoledì, 12 marzo 2008, 00:01
La Cina non è più nella lista nera Usa dei paesi che compiono maggiori violazioni dei diritti umani, rivela un rapporto annuale diffuso dal Dipartimento di Stato. Ma la Cina continua a negare alla sua popolazione diritti umani di base - afferma il rapporto - e continua a torturare i prigionieri. La lista nera stilata dal Dipartimento di Stato comprende quest'anno Corea del Nord, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Eritrea e Sudan. La Cina era stata inclusa negli ultimi due anni in questa lista dei paesi che compiono maggiori violazioni dei diritti umani. Il documento del Dipartimento di Stato segnala notevoli miglioramenti sul fronte del rispetto dei diritti umani in quattro paesi: Mauritania, Ghana, Marocco ed Haiti. Ansa.it
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