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martedì, 15 luglio 2008, 21:47
 La presidenza Bush sta finendo, e i giornali "superpopolari" americano si scatnano con il gosspi incontrollato. L'ultimo è la voce di un divorzio imminente George W. e Laura. ne parla il National Examiner, citando fonti molto vicine - ma imprecisate - alla coppia presidenziale. I coniugi Bush - secondo il tabloid - attenderebbero solo la fine del mandato nel 2009 per dare ufficialità alla notizia. George e Laura "si parlano ormai di rado e quasi esclusivamente nelle occasioni ufficiali - scrive il National -, George è infelice perché vorrebbe che Laura non lo lasciasse. Lei però ne ha davvero abbastanza e vuole una vita propria". A tenere ancora insieme la coppia non sarebbe la volontà di tentare di ritrovare il feeling perduto, bensì un accordo che prevede la fine consensuale del contratto matrimoniale solo a fine mandato. "Entrambi sono convinti di fare un enorme favore al Paese fingendo che ci sia ancora linfa nel loro matrimonio, ormai sepolto da tempo - prosegue il giornale -, ma il divorzio sarà tenuto segreto fino a quando il presidente non avrà lasciato l'incarico". La verve "giornalistica" del National si esercita anche sulle motivazioni che sarebbero alla base del divorzio. Ci sarebbe, addirittura, il sospetto di una relazione tra il presidente e il sottosegretario di stato Condoleezza Rice. La riproposizione in salsa repubblicana del "sexygate" viene implicitamente confermata dal comportamento di Laura che, secondo un ex funzionario dell'Amministrazione della Sicurezza Nazionale, avrebbe trascorso una notte in hotel pure di stare lontano dalla Casa Bianca. Come in tutti i divorzi che si rispettino, ed in questo gli Stati Uniti sono all'avanguardia, al coniuge più debole spetta una generosa "buonuscita". Per Laura, scrivono, sarebbe pronto un assegno da 20 milioni di dollari.
giovedì, 29 maggio 2008, 10:39
Gioca con il soldato Theodore, Siamo a Colorado Springs dove il presidente George Bush ha partecipato alla festa di fine corso degli allievi della United States Air Force Academy. Il presidente Bush si è "esibito" sul palco con kla giovane recluta Theodore Shiveley.
domenica, 11 maggio 2008, 22:51

Le nozze non erano ancora state celebrate che già il presidente Bush e la first lady Laura confidavano agli amici di volere un nipote al più presto, magari l’anno venturo, a compensare il loro addio alla Casa bianca a gennaio. Jenna, la prima delle loro gemelle a sposarsi, stava per presentarsi col fidanzato Henry Hager all’altare di pietra con una grande croce appositamente eretto nel ranch di Crawford nel Texas, radiante in un abito di organza bianco ma senza il velo. Quando la sposa è apparsa seguita da 15 damigelle guidate dall’altra gemella Barbara, un applauso si è levato dai 200 invitati, e sono risuonate le note di «Celebration», l’inno nuziale. I nonni, l’ex presidente Bush sr e la ex first lady Barbara, non hanno trattenuto le lacrime. Tra gli applausi, ha officiato un prete metodista, il reverendo Caldwell di Houston, consigliere spirituale della intera famiglia. (...) Dopo un banchetto texano in una grande tenda, barbecue e birra, le danze. Jenna, 27 anni, le ha inaugurate con il fresco marito, 30 anni compiuti il giorno prima, al suono di «Lovin’ in my baby eyes» («L’amore negli occhi della mia bimba») poi ha ballato con papà, a sua volta molto commosso. E ha continuato a ballare fino all’una di notte. Sul palco imperversava la banda di Tyrone Smith, il chitarrista folk preferito da George jr, lo stesso dell’insediamento del suo secondo mandato nel 2005. Si è esibita in una danza anche Condoleezza Rice, il segretario di stato, ma non il vicepresidente Richard Cheney, burbero come sempre. Corriere.it
venerdì, 09 maggio 2008, 20:40

Il settimanale Entertainment Weekly svela come sarà George W.Bush nel film «W» di Oliver Stone. Il presidente americano è interpretato da Josh Brolin, mentra Elizabeth Banks è Laura Bush. «Bush è un uomo senza talento che sa vendersi benissimo» ha detto Stone parlando per la prima volta del suo nuovo film. «Bush è divertente - ha detto Stone a Entertainment Weekly - e questa può essere definita una commedia: è strano e imbranato e fa in continuazione delle smorfie. Non è un presidente normale, quindi possiamo divertirci».
giovedì, 08 maggio 2008, 12:22
A Crawford, al tramonto di sabato, quando, come ogni sera, la calura si spegnerà in Texas, davanti a un altare di pietra con una grande croce, tra non più di 250 invitati, Jenna Bush, una delle due figlie gemelle del presidente, sposerà Henry Hager, l’erede di una delle più influenti dinastie repubblicane della Virginia. Al Prairie Chapel Ranch, il ranch di Bush, è tutto pronto: cascate di lavanda e rose gialle — «the yellow rose of Texas» della canzone dei film western—adornano già il piazzale all’aperto dove si terrà la cerimonia, nel cielo volteggiano gli elicotteri dell’Fbi e le strade sono bloccate dalla polizia, per arginare giornalisti, curiosi e male intenzionati. Jenna indosserà un abito di organza di Oscar de la Renta, il sarto della mamma, e 14 damigelle d’onore, guidate dall’altra gemella Barbara, porteranno vesti di chiffon di Lela Rose. Dovrebbe officiare il cappellano militare John Berry, il pastore della locale chiesa metodista, caro a papà, che ama proporsi come comandante in capo delle forze armate. Rispetto alle ultime nozze di una «first daughter», quelle di Tricia Nixon nel Giardino delle rose della Casa Bianca nel 1971, queste saranno semi-clandestine. Il presidente Nixon, in piena campagna elettorale, fece delle nozze della figlia l’evento mediatico dell’anno, con 500 invitati, radio, tv, giornali. George W., forse perché sul viale del tramonto, ha voluto farne una festa texana, un inno alle radici e ai valori, d’accordo con Jenna, che si dice «estranea al glamour di Washington ». Il presidente ha vietato le telecamere e i microfoni, aprendo le porte solo a familiari e amici intimi, perché «ci si sposa per amore non per pubblicità». Ma malgrado tanta riservatezza, l’America vive il «sì» di Jenna ed Henry come un fumetto, chiedendosi se il banchetto sarà il «barbecue» texano o qualcosa di hollywoodiano; quali «big» saranno esclusi (non il segretario di Stato Condi Rice); dove andranno gli sposi in luna di miele (in Italia? È un segreto). Corriere.it
giovedì, 20 marzo 2008, 01:36
«Un successo incontestabile». A cinque anni dall'inizio della guerra George W. Bush ha definito così la nuova strategia adottata in Iraq. In un discorso al Pentagono il presidente Usa ha cantato vittoria ma ha anche ammesso che «la battaglia in Iraq è stata più lunga, più dura e più costosa del previsto». In occasione di un anniversario che ha visto tornare nelle piazze americane i dimostranti pacifisti e che vede il bilancio dei morti Usa nel conflitto vicino a quota quattromila, Bush ha ribadito che «rimuovere Saddam Hussein dal potere era la cosa giusta da fare» e che gli Stati Uniti «possono e debbono vincere la guerra in Iraq». L'anniversario cade in un momento in cui l'America è più interessata ai problemi economici e alla battaglia in corso per la scelta del successore di Bush alla Casa Bianca. E se i due candidati democratici Barack Obama e Hillary Clinton hanno promesso di cambiare la strategia americana se saranno eletti, il candidato repubblicano John McCain ha invece elogiato la strategia di Bush. Corriere.it
venerdì, 14 marzo 2008, 22:25
Parlando della situazione in Afghanistan, è emerso lo "spirito avventuroso" del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Anziché concentrarsi sui problemi logistici e diplomatici riscontrati nella regione, il presidente si è detto "invidioso" dei soldati per non poter partecipare anche lui a questa "esperienza fantastica", definendola "in un certo senso romantica". "Devo dire che sono un po' invidioso. Se fossi un po' più giovane e non rivestissi questo incarico penso che sarebbe un'esperienza fantastica essere in prima linea per aiutare questa giovane democrazia ad avere successo", ha detto Bush, aggiungendo che "deve essere emozionante per voi, in un certo senso romantico, confrontarsi con il pericolo". Incoraggiando i soldati impegnati al fronte, Bush ha ringraziato le truppe e affermato che "si sta facendo la storia". Nel frattempo, continuano gli scontri nel sud dell'Afghanistan dove oltre 40 insorgenti talebani sono rimasti uccisi sul campo di battaglia e sei civili afghani hanno perso la vita in un attentato suicida che sarebbe stato diretto a un convoglio americano. Apcom
giovedì, 13 marzo 2008, 10:14
Non c’è la «pistola fumante», la prova provata dei rapporti tra Saddam Hussein e Al Qaeda. Questa la conclusione di un rapporto riservato redatto dal Pentagono. Un verdetto già espresso da esperti civili, ma che questa volta porta il sigillo dell’establishment militare americano. E, infatti, il rapporto che doveva essere presentato e diffuso, è stato di fatto semi-nascosto su decisione dell'amministrazione. Chi lo desidera deve farne richiesta ufficiale e lo riceverà via posta. Sui siti è circolata solo una breve versione, di poche pagine. I ricercatori del Pentagono sono arrivati alla conclusione dopo aver esaminato 600 mila documenti ufficiali iracheni, confiscati dopo l’invasione del 2003, ed aver interrogato i funzionari del deposto regime. Dunque un lungo lavoro di scavo, durato mesi. Secondo il dossier Saddam ha sostenuto il terrorismo di stato, ha intrecciato rapporti con formazioni radicali palestinesi, ma ha diretto le azioni eversive non contro gli Stati Uniti. L’obiettivo era rappresentato dai dissidenti iracheni. Inoltre, tra il 1999 e il 2000, il regime ha sviluppato un programma per lo sviluppo, la costruzione e l’addestramento all’uso di autobomba e cinture per attentatori suicidi. Tecniche poi adottate dai ribelli per contrastare la presenza americana. Lo studio del Pentagono contraddice una delle “ragioni” presentate da Bush per giustificare la guerra: la collusione tra i qaedisti e la dittatura di Saddam. Prima dell’invasione la presenza di terroristi islamisti era limitata alla fazione Al Ansar e agli uomini di Al Zarkawi attestatisi in alcune basi nel Kurdistan. E’ dopo la caduta di Bagdad che i seguaci di Osama hanno scatenato la loro offensiva. Al Zarkawi si è spostato nell’area sunnita e dall’estero sono arrivati centinaia di volontari. Corriere.it
giovedì, 06 marzo 2008, 10:32
  In attesa di ricevere alla Casa Bianca il candidato repubblicano, il presidente degli Stati Uniti improvvisa qualche passo di danza. Poi annuncia ufficialmente il suo appoggio: "Sarà il mio successore".
domenica, 13 gennaio 2008, 19:22
domenica, 13 gennaio 2008, 17:10

Il presidente americano George W. Bush è in visita negli Emirati arabi uniti, dove la caccia con il falco è tuttora praticata. Il principe della corona sheikh al-Nahyan ha portato il capo della Casa Bianca presso Sowaihan dove è stato accolto da un accampamento nel deserto.
sabato, 12 gennaio 2008, 10:50
venerdì, 11 gennaio 2008, 16:22
Le parole hanno un senso. E Bush stavolta le ha usate tutte le dare impulso al processo di pace in Terra Santa. Ha chiesto, giustamente, la fine del terrorismo ma anche invitato gli israeliani a smantellare gli avamposti illegali ponendo fine alla lunga occupazione. Dopo un mandato da guerrafondaio, insomma, il presidente degli Stati Uniti vuole passare alla storia come un uomo di pace. Se ci riuscirà, gliene saremo tutti grati. Ma se i suoi progetti sono seri e sinceri deve cominciare a scrollarsi di dosso le sue anime nere, soprattutto una (e non mi riferisco al colore della pelle) che lo ha spinto finora verso tutti i guai. Mentre stava discutendo di politica israeliana, alla cena ufficiale, Condy gli ha passato un biglietto (lo fa sempre). Lui stavolta l'ha letto. "Mi dice di chiudere la bocca". Beh, è già una piccola grande rivolta.
domenica, 06 gennaio 2008, 16:55
 Adam Gadahn Azzam, cittadino americano convertitosi all'Islam e membro dichiarato di al Qaida, incita ad accogliere il presidente George W. Bush con bombe e attacchi nel suo viaggio mediorientale in programma da martedì prossimo. "Dategli il benvenuto non con fiori e applausi ma con bombe e attacchi" dice Adam in un video di 50 minuti trasmesso dai siti di solito usati dai gruppi legati ad al Qaida. Gadahn, conosciuto anche come Azzam l'americano dopo la sua conversione nel 1995, ha minacciato più volte gli Usa promettendo "orrori" ben peggiori dell'11 settembre 2001. Nel video apparso oggi Gadahn ha una lunga barba, occhiali e indossa una kefia bianca e rossa. "La prima domanda che gli americani si dovrebbero fare è: l'America è stata davvero sconfitta? La risposta è sì e su tutti i fronti", afferma Gadahn citando altri paesi come Pakistan, Cecenia, nord Africa e Somalia dove gli Usa stanno perdendo le loro battaglie contro i gruppi islamici. Non è stato possibile finora accertarsi sulla autenticità del video andato on line su As-Sahab, braccio mediatico di al Qaida. Gadahn ha 29 anni ed è cresciuto nella Contea di Orange, in California, in una famiglia di classe media di origine ebraica. Avrebbe lasciato la famiglia già all'età di 17 anni, per diventare musulmano e unirsi alla Islamic Society di Orange County. Nel 1998 ha lasciato gli Usa per il Pakistan. Un rapporto della FBI dice che Azzam l'Americano avrebbe preso parte a campi di addestramento in Afghanistan, e sarebbe stato impiegato da Al Qaida come interprete e traduttore. In più occasioni si sarebbe servito di nomi diversi, come quello di suo padre fino a quello di Aby Suhayb Al-Amriki. Ansa.it
sabato, 29 dicembre 2007, 22:07
C'é probabilmente una ragione per il fatto che George W.Bush, in sette anni di presidenza, ha visitato tutti gli stati degli Usa, meno il Vermont. Il presidente è visto di cattivo occhio nel piccolo stato libertario e a tratti indipendentista nel New England e ora una città si appresta a emettere una sorta di mandato di cattura per Bush e il suo vice Dick Cheney. Un gruppo di cittadini di Brattleboro, un piccola località del Vermont, hanno fatto mettere all'ordine del giorno di una riunione del consiglio cittadino, a marzo, la questione degli arresti del presidente e del suo vice. Se Bush o Cheney mettessero piede a Brattleboro, chiedono gli attivisti, devono essere arrestati per 'crimini di guerra', legati alla loro scelta di invadere l'Iraq. "La nostra petizione - ha detto Kurt Daims, che guida l'iniziativa - è radicale come la Dichiarazione d'Indipendenza e si rifà alla tradizione di rivendicare una giurisdizione universale quando i governi falliscono nel fare quello che devono". Gli esperti di diritto ritengono che ci siano pochi margini costituzionali per un provvedimento del genere, che andrebbe ad aggiungersi alle numerose richieste di impeachment che sono state votate contro Bush in città e villaggi del Vermont. Lo stato è celebre per avere anche una consistente fetta della popolazione (circa il 6%) che preme per dichiarare l'indipendenza dagli Stati Uniti. Ansa.it
mercoledì, 12 dicembre 2007, 23:16
Dopo essere sceso mesi fa fin sotto il 30% dell'approvazione, il presidente George W.Bush ha fatto registrare un sensibile incremento di popolarità nell'ultimo sondaggio della Gallup, per il quale il 37% degli americani adesso approva il suo operato. Un guadagno del 6% rispetto al precedente sondaggio, un mese fa. Se la Casa Bianca sorride, non altrettanto può fare il Congresso controllato dai democratici. Dopo aver toccato ad agosto il record storico negativo del 18% di approvazione (eguagliando il livello del marzo 1992), il Congresso è risalito leggermente, ma negli ultimi mesi è rimasto fermo ed é ora al 22%. Il recupero di fiducia in Bush da parte degli americani, secondo la Gallup, può essere attribuito alle notizie positive (o all'assenza di notizie decisamente negative) che arrivano dall'Iraq e al favore guadagnato lanciando iniziative internazionali come la conferenza di pace sul Medio Oriente ad Annapolis. Bush è però da 14 mesi sotto il livello del 40% di approvazione. Solo un altro presidente, Harry Truman, trascorse più tempo sotto il livello del 40% (26 mesi) da quando la Gallup studia gli americani.
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