Succede, in America
Comunque il centro del mondo
PINO SCACCIA
no war
pinoscaccia@gmail.com
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martedì, 15 luglio 2008, 15:02
È stato diffuso per la prima volta un video di un interrogatorio nella prigione statunitense di Guantanamo, a Cuba. Le immagini, in onda sulla rete televisiva canadese (Canadian Broadcasting Corporation) e sul sito della Bbc, risale al 2003 e mostra Omar Khadr, allora 16enne di origine canadese accusato di aver ucciso con una granata un soldato americano in Afghanistan nel 2002. Khadr è l'ultimo prigioniero occidentale detenuto a Guantanamo. Il processo si aprirà a ottobre. Secondo quanto riporta la tv canadese, il ragazzo sarebbe stato interrogato per sette ore e mezza in tre giorni. Nel video Kahdr viene sottoposto alle domande di un agente dei servizi segreti canadesi, che gli chiede come sia l'assistenza sanitaria nel carcere. Il ragazzo, in lacrime, racconta di non vederci più e di avere un problema ai piedi. Poi solleva la maglietta per mostrare le cicatrici per le torture subite a Bagram. L'agente non gli crede e "concede" una pausa per mangiare un boccone, rilassarsi e ricominciare l'interrogatorio da capo. «Usare questa strategia non ti sarà d'aiuto. Ho già sentito questa storia» dice l'agente, riferendosi all'interrogatorio del giorno prima.
sabato, 14 giugno 2008, 10:52
Le modalità con cui Casa Bianca e Pentagono hanno deciso di custodire e processare i detenuti a Guantanamo vanno contro la Costituzione e i valori stessi su cui sono fondati gli Stati Uniti. E' la bocciatura senza appello con cui la Corte Suprema si è pronunciata su uno dei dilemmi che hanno spaccato gli Usa dopo l'11 settembre: come bilanciare l'esigenza di sicurezza e la lotta al terrorismo islamico con i diritti fondamentali della persona. Con un voto di 5 a 4, che testimonia quanto l'argomento divida gli stessi giudici di Washington, il massimo organo giudiziario per la terza volta in quattro anni ha detto all' amministrazione Bush che la realtà della prigione più contestata al mondo è inaccettabile. In passato il governo aveva reagito facendo passare una legge dal Congresso (all'epoca controllato dai repubblicani) per legittimare Guantanamo. Ma ora il Congresso è nelle mani dei democratici e per un' amministrazione a fine mandato non c'é più tempo per soluzioni del genere. La tesi di Bush secondo la quale le circostanze eccezionali della "guerra al terrorismo" richiedono strumenti fuori dall' ordinario, per la Corte non è sufficiente per ignorare i pilastri di uno stato di diritto. segue
martedì, 03 giugno 2008, 01:57
Prigioni galleggianti, come una Guantanamo in mezzo al mare, per detenere, interrogare, forse anche torturare e poi spostare in giro per il mondo prigionieri catturati durante la "guerra al terrore". Questo il ruolo di alcune navi militari americane, sembra diciassette, usate fin dal 2001 come carceri secondo quanto denuncia l'organizzazione non governativa Reprieve in un rapporto che sarà pubblicato abreve e del quale riferisce il quotidiano britannico The Guardian. Sarebbero almeno duecento, secondo il rapporto, i casi di "rendition", ovvero trasferimenti occulti in prigioni segrete dislocate in Paesi nei quali possibile praticare la tortura, attuati dal 2006, l'anno ciè in cui il presidente americano George W. Bush aveva assicurato la fine di pratiche di questo genere. Repubblica.it
venerdì, 02 maggio 2008, 23:04
E' stato liberato il 1 maggio, Sami Al-Haj, detenuto a Guantanamo dal giugno 2002. Arrestato nel dicembre 2001 alla frontiera tra l’Afghanistan e il Pakistan dalle forze di sicurezza pakistane, il cameraman era stato trasferito nel carcere di Guantanamo il 13 giugno 2002. L'esercito americano lo aveva accusato di aver realizzato una intervista a Osama Bin Laden, di aver organizzato un traffico di armi per conto di Al Qaeda e di aver animato un sito internet islamico. Mai nessuna prova concreta era stata però prodotta. Sottoposto a quasi 200 interrogatori, Sami Al-Haj aveva iniziato, il 7 gennaio 2007, uno sciopero della fame per protestare contro la sua carcerazione e per reclamare i suoi diritti. In rappresaglia era stato nutrito con la forza. Durante lo sciopero della fame aveva perso 18 chili. Isf
lunedì, 11 febbraio 2008, 18:12
Il Pentagono chiederà la pena di morte per sei presunti terroristi detenuti a Guantanamo, che si apprestano a essere incriminati per l'attacco all'America dell'11 settembre 2001. Lo hanno reso noto fonti militari. Le sei incriminazioni riguardano Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto l'autore del piano di Al Qaeda che prese di mira New York e Washington e altri cinque detenuti di Guantanamo coinvolti a vario titolo nel più grave attacco terroristico nella storia. Gli atti di incriminazione, secondo quanto ha reso noto in una conferenza stampa al Pentagono il generale Thomas Hartmann, riguardano in primo luogo l'attività di Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver proposto il progetto d'attacco già nel 1996 a Osama Bin Laden e di averne poi seguito tutte le fasi fino all'attuazione. I detenuti incriminati dovrebbero ora venir processati dalle "commissioni militari" create dal Pentagono, che non sono mai entrate in azione a Guantanamo. Gli altri cinque incriminati sono Mohammed al-Qahtani (in passato indicato come il possibile 20mo dirottatore mancante dell'11 settembre); lo yemenita Ramzi Binalshibh (un membro della cosiddetta 'cellula di Amburgò); Ali Abd al-Aziz Ali (noto come Ammar al-Baluchi, nipote di Mohammed e ritenuto il braccio operativo del piano); Mustafa Ahmed al-Hawsawi (braccio destro di al-Baluchi); Walid bin Attash, noto con il nome di battaglia di Khallad, che avrebbe scelto e addestrato alcuni dei dirottatori. Corriere.it
venerdì, 11 gennaio 2008, 23:25
Guantanamo, sesto anniversario e proteste in tutto il mondo. Sei anni fa, l'11 gennaio del 2002, sull'isola di Cuba apriva il carcere di Guantanamo Bay, la prigione militare costruita dagli Usa per la lotta al terrorismo internazionale. La galleria di immagini documenta le manifestazioni per chiedere la chiusura del carcere. In questo scatto dei dimostranti in tuta arancione, la stessa dei detenuti di Guantanamo, sono di fronte all'ambasciata Usa a Londra. Foto
mercoledì, 09 gennaio 2008, 17:47

Yemenita protesta contro prigione di Guantanamo
mercoledì, 19 dicembre 2007, 19:30
Un tribunale blindatissimo. Un giudice che cerca di mostrarsi neutrale. E un avvocato che contesta la natura terrorista dei talebani. L'inviato de 'L'espresso' Enrico Pedemonte ha seguito uno dei primi processi ai detenuti-fantasma dalla base Usa di Guantanamo (Cuba). Il video in esclusiva
E' il generale Thomas W. Hartman a darci il saluto, nel piccolo ufficio stampa della base militare di Guantanamo: "Quella che comincia domani è la nuova Norimberga", dice con tono marziale: "Ma a Norimberga non era possibile presentare appello, mentre qui i detenuti potranno farlo". Hartman è un uomo alto e magro, veste in modo formale, con due stelle da generale che spiccano sul colletto. È qui come consulente legale della Commissione militare del Pentagono costituita per processare i reclusi nelle carceri della base. Il primo della lista è Salim Ahmed Hamdan, autista e guardia del corpo di Bin Laden, arrestato nel novembre 2001 nei pressi di Kandahar, in Afghanistan. Quando i militari americani lo presero gli affibbiarono il n. 149, e ancora oggi, oltre sei anni dopo, è il 'detenuto 149'. Il drappello di inviati ammessi alle udienze è costituito da sei americani, un'inglese che lavora per un'agenzia saudita e il giornalista de 'L'espresso'. Siamo arrivati su un Dc 9 della Marina Militare decollato dall'Andrews Military Airport di Washington, insieme ai collegi della difesa e dell'accusa, ai giudici e a cinque osservatori internazionali tra cui un inviato dell'Onu, il finlandese Martin Scheinin. Ci accompagna Jeff Gordon, portavoce del ministro della Difesa Robert Gates. L'ultima volta che avevamo messo piede a Guantanamo Bay, nel novembre del 2003, la base ospitava 660 detenuti, ciascuno dei quali viveva in una piccola gabbia di metallo traforato, una sistemazione più volte denunciata come inumana dalle organizzazioni per i diritti civili. Oggi le cose sono cambiate. I detenuti rimasti sono 305 e vivono all'interno di quattro carceri nuove di zecca che hanno gli standard delle prigioni di massima sicurezza americane. Guantanamo è nel frattempo diventata il tallone d'Achille più delicato dell'amministrazione Bush e il processo a Hamdan è il tentativo di far recuperare un'ombra di legalità internazionale al carcere. L'Espresso
mercoledì, 14 novembre 2007, 19:21

Si intitola «Camp Delta Standard Operating Procedures» ed è il manuale in cui le forze militari statunitensi hanno appuntato e descritto in modo dettagliato tutte le procedure relative alle attività svolte all'interno del campo di detenzione di Guantanamo Bay. Incredibilmente, tale documento è visibile in rete, ma non certo grazie a un visto di pubblicazione accordato dalle autorità Usa, bensì per merito di un internauta che mercoledì scorso lo ha postato su WikiLeaks, il sito collaborativo (in stile wiki, appunto) sulle cui pagine gli utenti del web raccolgono (in modo anonimo) le informazioni e i documenti che in qualche modo sono trapelati dagli archivi più o meno segreti di tutto il mondo. Nella prima pagina del manuale (datato 27 marzo 2003) compare infatti la dicitura «Unclassified//For Official Use Only», intesa a vietarne la lettura da parte di persone non autorizzate, pur riconoscendo che non si tratta di informazioni segrete. Ma di certo non destinate a essere pubblicate online. Tramite WikiLeaks, però, le 238 pagine di cui si compone l'incartamento – lo stesso che nel 2003 l'American Civil Liberties Union (Aclu) aveva chiesto in visione, peraltro senza successo – possono essere sfogliate da chiunque lo desideri. Il Camp Delta Standard Operating Procedures permette quindi di dare uno sguardo all'interno della contestata istituzione in cui a partire dal 2002 gli Stati Uniti hanno imprigionato centinaia di sospetti terroristi, e farsi finalmente un'idea più precisa di quanto accadeva quotidianamente in quelle stanze. Corriere.it
giovedì, 25 ottobre 2007, 12:37
Il cameraman sudanese di Al-Jazira, Sami Al-Haj, è entrato oggi nel sesto anno di detenzione nella base militare americana di Guantanamo, senza capi di accusa e senza essere stato processato. Reporters sans frontières, che ha incontrato la famiglia del giornalista in Sudan, lo scorso 19 marzo, sottolinea nuovamente che questa detenzione è incostituzionale e contraria al diritto internazionale. L’organizzazione auspica la chiusura della base di Guantanamo, uno dei peggiori scandali giuridici ed umanitari degli ultimi anni. "Come osa il governo degli Stati Uniti dare lezioni in materia di diritti umani quando i suoi stessi rappresentanti non li rispettano? A due riprese, la Corte suprema ha definito “incostituzionale” la detenzione dei presunti “nemici combattenti” a Guantanamo. ProfessioneReporter
lunedì, 22 ottobre 2007, 01:04
Lontano dalle telecamere, dai palazzi del potere, dal Pentagono e dalla Casa Bianca, si consuma l'altra faccia della guerra al terrorismo: quella dei dimenticati o dei senza nome, a volte incolpati o incarcerati per semplici sospetti di terrorismo. E' il caso di Sami al-Hai, un giornalista sudanese di Al Jazeera catturato sei anni fa in Afghanistan e da allora detenuto nella prigione americana di Guantanamo, senza accuse formali, senza un processo a suo carico. E' il britannico Independent, nella sua edizione online, a raccontare la storia. Sami, da giorni in sciopero della fame, si starebbe lasciando morire. Lo ha detto un'equipe di medici psichiatri inglesi e americani che lo ha visitato. Il suo si appresta a diventare così il quinto caso di "suicidio passivo" avvenuto a Guantanamo, dopo quello di tre sauditi e di un yemenita, tutti e quattro trovati morti suicidi nelle loro celle nel centro di detenzione a Cuba. Sami al-Hai, di 38 anni, fu inviato in Afghanistan all'indomani dell'invasione statunitense nell'ottobre del 2001. Il mese successivo lasciò il Paese diretto per il Pakistan insieme alle troupe di Al Jazeera; tentò di tornare in Afghanistan solo dopo aver ricevuto un nuovo visto di ingresso all'inizio di dicembre. Fu allora che Sami venne arrestato dalle autorità pakistane su ordine del comando statunitense. Venne poi consegnato alle autorità americane nel gennaio del 2002, deportato nel centro di detenzione di Bagram in Afghanistan, poi a Kandahar, e successivamente approdò a Guantanamo nel giugno del 2002. La storia
domenica, 21 ottobre 2007, 18:26

Nella prigione-inferno ancora 385 detenuti. Il reportage di Marco Bardazzi (Ansa)
domenica, 21 ottobre 2007, 18:19
L’11 gennaio 2002, centinaia di persone, arrestate dai soldati americani in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione militare denominata “Enduring Freedom”, furono trasferiti nella base militare di Guantanamo (est di Cuba). Questa data segna l’apertura di un gulag tropicale che ha già ospitato 770 prigionieri, fra cui Sami Muhyideen Al-Haj, cameraman di Al Jazeera, detenuto senza prove da cinque anni. Avrà mai la possibilità di difendersi? 11 gennaio 2007
 Il carcere-gulag di Guantanamo va chiuso immediatamente. Amnesty International rinnova il suo appello, organizzando proteste in tutto il mondo. Ieri, 11 gennaio 2007, quinto anniversario dell'apertura del centro di detenzione americano sull'isola di Cuba, moltissimi sono scesi in piazza in diverse città (nella foto, la manifestazione di Budapest) accogliendo l'invito dell'organizzazione per la tutela dei diritti umani.
domenica, 21 ottobre 2007, 18:02
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato le scelte del presidente Bush sui tribunali militari speciali per i detenuti di Guantanamo, il supercarcere nell'isola di Cuba utilizzato come penitenziario per gli individui sospettati di avere legami con la rete terroristica anti-occidentale. Nel decidere l'istituzione di una giustizia militare speciale per i detenuti di Guantanamo, l'amministrazione Bush ha violato la Convenzione di Ginevra. È una delle indicazioni cheemergono dalla sentenza del massimo organo giudiziario americano sul caso Hamdan, che obbliga ora Casa Bianca e Pentagono a ripensare l'intera procedura, ritenendola illegittima. "Non metterò in pericolo la vita degli americani mettendo in strada degli assassini». Così Bush nel primo commento a caldo dopo il verdetto della Corte. La sentenza della Corte Suprema ha dato torto all'amministrzione Bush affermando, con un rimando alla Convenzione di Ginevra, l'incostituzionalità del sistema escogitato dopo l'11 settembre per processare i prigionieri catturati nella guerra al terrorismo. 29 giugno 2006
domenica, 21 ottobre 2007, 17:58
Ora è ufficiale: i detenuti del carcere militare di Guantanamo vanno processati subito oppure liberati. E' quanto hanno chiesto oggi agli Stati Uniti i cinque esperti indipendenti della Commissione dell'Onu per i diritti umani. Dopo essere stata anticipata dalla stampa, è stata pubblicata oggi a Ginevra la versione finale del rapporto dell'Onu sulla situazione dei prigionieri detenuti dagli americani sulla base di Guantanamo che chiede «la chiusura immediata del centro di detenzione di Guantanamo Bay, di processare tutti i prigionieri davanti a un tribunale indipendente e competente o rilasciarli». Il documento non appare modificato e denuncia una situazione molto grave, che sfocia nella tortura ed è accompagnata da severa dichiarazione congiunta. 16 febbraio 2006
domenica, 21 ottobre 2007, 16:45
Se vacillano anche i generali, è forse bene che il comandante in capo delle forze armate George Bush prenda nota in fretta. L’idea che la «guerra globale al terrorismo» gli Stati Uniti la stiano perdendo nella Baia di Guantánamo, enclave statunitense a Cuba, è infatti entrata nelle caserme ai massimi livelli e, a questo punto, la rigidità dell’Amministrazione di Washington sulla vicenda rischia di diventare immobilismo catastrofico, in patria oltre che all’estero. Nell’edizione appena pubblicata, la rivista Parameters—trimestrale dello Us Army War College di Carlisle (Pennsylvania) destinata ai quadri alti della gerarchia militare americana — riporta un lungo articolo sul campo di detenzione per terroristi di Guantánamo Bay: dopo una lunga analisi giuridica e politica conclude che gli Stati Uniti sono andati oltre le loro stesse leggi, che cambiare queste ultime per adeguarle al regime straordinario di detenzioni sarebbe ancora peggio, che la creazione della prigione speciale ha contribuito all’isolamento internazionale degli Usa e che ora il presidente Bush dovrebbe internazionalizzare la questione. 25 settembre 2005
Migliaia di persone sono scese in piazza contro la guerra in Iraq: in Europa ma anche negli Stati Uniti, dove, malgrado il Paese sia con il fiato sospeso per l'uragano Rita, circa centomila persone hanno sfilato lungo Pennsylvania Avenue, il largo viale su cui si affacciano la Casa Bianca e Capitol Hill, concesso dalle autorità ai manifestanti per la prima volta dopo l'11 settembre. Nella capitale Usa hanno partecipato anche madri con i bambini nelle carrozzine, e una quarantina di ex militari rientrati negli ultimi tempi dall'Iraq. Questi ultimi si sono presentati in tuta mimetica e con distintivi che dicevano: "Riportateli a casa adesso". Uno di loro, il venticinquenne John McNamara, ha preso l'aereo per venire da Los Angeles. "Non avevo mai partecipato a una cosa simile", ha detto. "In Medio Oriente ho preso parte a atti di distruzione e provo rimorso". "Essere qui non è un rimedio, ma mi può far sentire un po' meglio". Tra i manifestanti anche la "Peace Mom" Cindy Sheehan, la donna, madre di un soldato ucciso in Iraq, che in agosto è rimasta oltre tre settimane accampata davanti al ranch del presidente George W. Bush in Texas. La richiesta del rientro delle truppe Usa dall'Iraq si è mescolata con lo sdegno per la carenza dei soccorsi ai sinistrati dell'uragano Katrina. Altre iniziative si sono svolte sulla costa ovest, a Seattle, San Francisco e Los Angeles. Marce contro la presenza militare occidentale in Iraq si sono svolte anche in diverse capitali europee: Londra, Copenaghen, Oslo, Helsinki, Parigi. A Roma, un presidio e’ stato posto davanti all'ambasciata Usa.
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