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Succede, in America
Comunque il centro del mondo
PINO SCACCIA
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Per la prima volta da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, nelle scorse settimane, che il metodo delle iniezioni letali in vigore negli Usa rispetta la Costituzione, la Florida ha eseguito una pena capitale. Come ha annunciato l'ufficio del governatore Charlie Crist, Mark Dean Schwab, condannato a morte per avere stuprato ed ucciso una ragazzina di 11 anni nel 1991, è morto poco dopo le 18:15 locali (le 00:15 di oggi in Italia) dopo avere ricevuto per endovena il cocktail di tre prodotti che provocano l'arresto cardiaco e la paralisi del condannato, e quindi la morte. Schwab ha sperimentato sulla sua pelle un nuovo metodo di condanna a morte, teoricamente meno doloroso del precedente (anche se non fondamentalmente diverso), messo a punto in Florida dopo l'esecuzione, nel dicembre 2006, di Angel Diaz, morto dopo lunghe sofferenze perché i secondini non trovavano la vena giusta. Schwab aveva tentato, senza successo, di ottenere per le vie legali l'annullamento della sentenza di condanna a morte. E' la decima persona ad essere giustiziata da quando la Corte Suprema ha pubblicato la sua sentenza, ad aprile.
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Il braccio della morte della California è troppo affollato e prossimo al collasso. E' quanto sostiene un rapporto commissionato dal parlamento statale alla California Commission on the Fair Administration of Justice. Per evitare la bancarotta e ridare un po' di ossigeno alle casse dello stato basterebbe abolire la pena di morte. La messa al bando porterebbe, secondo la commissione, un risparmio allo Stato di centinaia di milioni di dollari in tutte le fasi del sistema giudiziario. Le conclusioni non arrivano alla richiesta esplicita di abolire la pena di morte, ma poco ci manca. Il sistema carcerario della West Coast è oggi il più affollato degli Stati Uniti: i detenuti in attesa di giudizio sono 673 e 79 prigionieri ancora aspettano di vedersi assegnato un avvocato d'ufficio per il ricorso alla Corte Suprema. segue
Curtis Osborne, condannato a morte per l'uccisione di una coppia nel 1991, è stato ucciso con un'iniezione letale nel carcere di Jackson, in Georgia. Al suo caso si era interessato anche l'ex presidente americano Jimmy Carter, che aveva lanciato un appello perché la sua sentenza fosse tramutata in ergastolo. Osborne è morto alle 21:05 locali di ieri, le 03:05 di oggi ora italiana. Si tratta del secondo condannato a morire nello stato americano della Georgia da quando la Corte Suprema in aprile ha messo fine alla lunga moratoria sulle esecuzioni, il 42.mo nello stato da quando la suprema corte ripristinò la pena capitale negli Usa nel 1976. L'esecuzione avrebbe dovuto avvenire due ore prima, alle 19:00 di ieri, ma è stata rimandata in attesa di un pronunciamento, che è stato negativo, della Corte suprema degli Stati Uniti.
La lunga sosta è finita: dopo otto mesi di riflessione l'America ha riattivato la morte di Stato. In Georgia, col beneplacito in extremis della Corte Suprema, è stato messo a morte William Earl Lynd, condannato per l'omicidio della sua ragazza vent'anni fa. L'amministrazione penitenziaria della Georgia per tutto il giorno aveva lavorato alla preparazione dell'iniezione letale. 53 anni, Lynd è stato messo a morte alle 19:51 ora locale (le 01:51 in Italia), dopo aver consumato l'ultimo pasto a base di hamburger e cipolla, pancetta e un gigantesco frappé alle fragole e aver chiesto un blando sedativo prima di esser portato nella camera della morte. La sua esecuzione che non avrebbe fatto notizia se non si fosse trattato della prima attuata da quando la Corte Suprema, il 16 aprile scorso, ha cancellato con un verdetto di 7-2 le speranze degli oppositori di veder dichiarate illegali le iniezioni letali. L'ultima esecuzione prima di Lynd negli Usa risale al 25 settembre 2007, quando il Texas mise a morte Michael Richard. Ansa.it
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato luce verde a tre esecuzioni - in Alabama, Mississippi e Texas - segnando la fine della moratoria di fatto che si era creata negli Stati Uniti per sette mesi. La decisione presa la scorsa settimana dai giudici della Corte Suprema di non dichiarare 'crudele e inumano' il metodo di esecuzione per iniezione letale ha di fatto rimesso in attività i boia negli Stati Uniti. La Corte Suprema ha respinto gli appelli di tre condannati a morte - Thomas Arthur in Alabama, Earl Wesley Berry in Mississippi e Carlton Turner in Texas - le cui esecuzioni erano state sospese nei mesi scorsi in attesa che la stessa Corte Suprema decidesse sulla costituzionalità del metodo della iniezione letale. Altri sette condannati a morte hanno visto oggi scadere il rinvio della loro esecuzione ma per loro non esiste ancora una data fissata per l'appuntamento col boia. L'iniezione è il metodo usato negli oltre 30 stati Usa che riconoscono la pena di morte. L'ultima esecuzione era avvenuta negli Stati Uniti nel settembre scorso. La pena di morte nel mondo
Un tribunale d'appello federale ha annullato la condanna a morte contro Mumia Abu-Jamal. Il detenuto, condannato alla pena capitale nel 1982 per l'uccisione di un poliziotto, è stato per anni un simbolo delle campagne internazionali contro la pena di morte. I suoi sostenitori - da Amnesty International all'arcivescovo Desmond Tutu - sono convinti che abbia subito un processo ingiusto e razzista. Un passato da giornalista radiofonico, militante delle Black Panthers, Abu Jamal - oggi cinquantatreenne - è nel braccio della morte da 26 anni. La decisione odierna della Corte d'appello di Philadelphia significa che l'accusa dovrà presentare nuovamente il proprio caso davanti ad una giuria per chiedere nuovamente la pena di morte entro 180 giorni, altrimenti la pena per Abu Jamal verrà automaticamente commutata in ergastolo. Secondo il Philadelphia Inquirer, è quasi certo che lo Stato ricorrerà in appello. La corte ha tuttavia respinto la richiesta di annullare la condanna per omicidio di primo grado presentata da Mumia Abu Jamal, che aveva chiesto di avere un nuovo processo per poter provare la propria innocenza. Repubblica.it Più di 20 anni ad attendere l'esecuzione. Poi la libertà. E' la storia di Kenneth Richey, uno scozzese di 43 anni che ha "sfiorato" la pena capitale negli Stati Uniti, e invece lunedì è stato liberato lunedì da un carcere dell’Ohio dove ha appunto trascorso quasi metà della sua vita. «E’ sotto shock», ha sottolineato il suo avvocato Ken Parsigian «Non può credere che questo sia vero e tenta di tornare in sè... E’ tutto nuovo». Era stato condannato a morte per aver appiccato un incendio in cui una bambina di due anni era morta nel giugno 1986. La difesa ha sempre sostenuto che l’incendio fosse accidentale, ma per l’accusa si è trattato di un rogo doloso per uccidere la sua ex fidanzata, che lo aveva appena lasciato e dormiva nell’appartamento sottostante. Nato da padre americano e madre scozzese, Richey è cresciuto a Edimburgo, prima di partire per andare a vivere con suo padre nell’Ohio, a 18 anni. Dalla sua condanna è diventato uno dei simboli della lotta contro la pena di morte, sostenuta dall’attrice Susan Sarandon, dal primo ministro britannico Tony Blair e da molte associazioni della difesa dei diritti umani. La Corte d’appello federale di Cincinnati (Ohio) aveva annullato la condanna nel gennaio 2005, riconfermata alcuni mesi dopo dalla Corte suprema. Quindi, lo scorso agosto, la stessa Corte d’appello aveva di nuovo annullato la condanna perché l’avvocato della difesa non aveva cercato un esperto competente per confutare la tesi dell’incendio doloso. Lunedì Richey ha dichiarato di non contestare i capi di accusa di effrazione, omicidio colposo e di messa in pericolo della vita di un bambino: lo ha indicato la corte d’appello della contea di Putnam. Ma questo non significa che sia direttamente responsabile dell’incendio o della morte della bambina, ha precisato il suo avvocato, raggiunto telefonicamente dal ristorante dove festeggiava l’evento insieme con Kenneth Richey e la sua famiglia. Corriere.it
Passa pressoche' inosservato il voto sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali sulla stampa americana. Con l'eccezione del Los Angeles Times che da' invece ampio risalto alla vittoria dei Paesi contrari alla pena di morte. Con il voto sulla moratoria l'assemblea Generale dell'Onu ha superato l'opposizione di Paesi come l'America e la Cina convinti "che ciascuna nazione abbia diritto di combattere il crimine come crede'', scrive il quotidiano californiano. ''E' un passo significativo verso l'abolizione della pena di morte, un'iniziativa che fa progredire i diritti umani e la protezione dell'inviolabilita' della persona'', ha scritto Al Arbour sottolineando che questa posizione ''trova oggi eco in ogni regione del mondo''. Sul New York Times il passaggio della moratoria e' stato segnalato con una 'breve' dall'Onu che parla delle ''inconsuete alleanze'' che si sono coagulate al momento del voto.
Giornata storica per gli avversari della pena di morte in America: il New Jersey ha votato l'abolizione delle esecuzioni diventando il primo stato americano a mandare in pensione il boia da quando nel 1976 la Corte Suprema autorizzò la ripresa delle esecuzioni. La Camera del New Jersey ha votato per 44 a 36 l'abolizione della pena di morte dopo che la misura era già stata approvata lunedì dal Senato dello stato. L'effetto pratico della storica decisione è quello di salvare la vita agli otto detenuti che si trovano nel braccio della morte, che vedranno trasformata in ergastolo la loro condanna. Del resto era dal 1963 che non venivano più effettuate esecuzioni nel New Jersey anche se la camera della morte era stata riaperta nel 1982. Il governatore del New Jersey, Jon Corzine, aveva promesso di ratificare il provvedimento che commuterà le esecuzioni nel carcere a vita per gli otto detenuti in attesa di comparire davanti al boia. Ma l'effetto più ad ampio raggio del parlamento del New Jersey è quello di dare ancora più dinamismo al movimento che si batte negli Stati Uniti per ottenere l'eliminazione totale del boia.Ansa.it
La Corte Suprema ha fermato il boia della Florida che oggi avrebbe dovuto mettere a morte Mark Dean Schwab, un killer condannato all'iniezione letale. Schwab, condannato per l'uccisione di un bambino di 11 anni, avrebbe dovuto essere messo a morte oggi alle 18 ora della Florida, la mezzanotte in Italia, dopo che in mattinata una Corte d'Appello aveva dato luce verde all'esecuzione sulla scorta delle nuove norme adottate in Florida per rendere più 'umana' l'iniezione letale. La decisione della Corte federale di Washington conferma la moratoria di fatto adottata da quando i giudici costituzionali hanno accettato a fine settembre di esaminare il caso di un condannato del Kentucky secondo cui l'iniezione letale è una punizione "inusuale e crudele" e come tale viola l'Ottavo Emendamento della Costituzione. L'ultima esecuzione negli Stati uniti risale al 25 settembre.
Fermato dalla Corte Suprema federale il boia nel caso di Earl Wesley Berry, un condannato a morte in Mississipi, l'ultimo stato in ordine di tempo che aveva messo alla prova la moratoria di fatto sulla iniezione letale. Il ricorso e' stato accettato a venti minuti dall'esecuzione quando Berry aveva gia' consumato l'ultimo pasto e si preparava a morire. L'appello era l'ultima speranza per il condannato, colpevole dell'omicidio di una donna nel 1987, un delitto per cui non aveva espresso rimorso.
“(…) Mentre la mia consapevolezza cominciava ad aumentare, iniziai altresì ad osservare molte cose. Vidi tutte le razze diverse, culture, atteggiamenti, età, persino casi ed alla fine vidi che noi tutti avevamo almeno una cosa in comune: la sofferenza.Questo mi fece rendere conto che avevo una nuova responsabilità, che il braccio della morte aveva bisogno di una voce positiva e ininterrotta, una voce che non sia indebolita, ma rifornita di energia.Del respiro di ogni giorno, per parlare al mondo a testa alta e non curvi sulla condanna auspicata per noi. (…) Dio usa l'uomo come strumento per esprimere esperienza: allo stesso modo io uso questi scritti per esprimere e sperimentare la vera libertà, la libertà spirituale. (…) Non tutti i dolori o le lotte sono fatti per essere negativi. (…) Noi impareremo da loro, perchè, se ogni cosa attraverso la quale passiamo fosse facile, sicuramente non ci sarebbe alcun merito nè sarebbe molto apprezzata. (…) Questo dovrebbe veramente farci capire quanta strada abbiamo da fare. (…) Così, mentre trasporto la mia pena cerco il mio cambiamento spirituale ed aiuto ad illuminare quelli intorno a me meglio che posso. (…) Kenneth Foster
Condannato per l'omicidio di un tassista di San Antonio, un meccanico è stato messo a morte con un'iniezione letale ieri sera nel carcere texano di Huntsville. John Amador, 32 anni, aveva rapinato e ucciso nel 1994 un conducente di taxi insieme a un cugino 16/enne. Al tempo dell'omicidio, Amador era in libertà vigilata, dopo aver passato tre anni un un carcere giovanile della California per coinvolgimento nell'uccisione a pugnalate del suo patrigno. E' la seconda condanna eseguita in Texas in due giorni. Martedì DaRoyce Mosley, 32 anni, condannato per l'assassinio di una donna, ha ricevuto l'iniezione letale dopo avere atteso per cinque ore l'esito del suo ultimo appello. Oggi, giovedì, è prevista la terza esecuzione, quella di Kenneth Foster, il detenuto al centro di una mobilitazione internazionale in quanto é finito nel braccio della morte per aver aiutato a scappare un amico che aveva appena commesso un assassinio. A Huntsville la scorsa settimana è stato superato il traguardo delle 400 iniezioni letali da quando il Texas ha ripristinato nel 1982 la pena capitale. La storia Il comitato Foster è stato condannato nel 1997 e accusato senza nessuna prova e contro ogni verosimiglianza, di un delitto di cui è stato soltanto spettatore, senza esserne complice, mandante, e tanto meno esecutore materiale. Il Colosseo a Roma sarà illuminato in serata per ribadire l´impegno della città per la moratoria internazionale delle esecuzioni capitali nel mondo. A Huntsville intanto una folla si sta radunando per l´ultimo tentativo di protesta contro l´esecuzione. Fermare il boiaFoster è stato graziato dal governatore del Texas: ergastolo. Cinque ore prima di essere messo a morte, il governatore del Texas, Rick Perry, ha commutato la pena di morte per Kenneth Foster in ergastolo. L'esecuzione di Foster era stata infatti fissata per oggi alle 18 (l'una di venerdì notte in Italia). La commissione per la libertà e la grazia del Texas (Parole Board) aveva raccomandato al governatore Perry, con sei voti contro uno, di risparmiare la vita di Foster, condannato a morte per omicidio pur non avendo mai ucciso. Foster è stato condannato a morte in base di una controversa legge sulla responsabilità penale dei complici che il Texas - unico Stato negli Usa - applica ai casi di pena capitale. Evidentemente era troppo: uccidere un uomo che aveva solo aiutato un amico a fuggire, che non ha mai ucciso. Ma non ritiriamo una riga di tutto quello detto contro l'orrore della pena di morte. E ora Kenneth potrà riprendere a scrivere poesie. La pena di morte nel mondo Quattrocentesima esecuzione in Texas da quando la Corte Suprema nel 1976 ha autorizzato la ripresa della pena capitale negli Stati Uniti. Johnny Ray Conner è stato messo a morte la notte scorsa nel carcere di Huntsville per l'assassinio di una commessa di negozio durante una rapina fallita quasi dieci anni fa. Conner, che aveva 32 anni, ha chiesto perdono ripetutamente e espresso parole di amore per la sua famiglia e per quella della vittima. È stata la 21esima esecuzione dell'anno. Altri tre detenuti, tra cui Kenneth Foster, il cui caso è al centro di una mobilitazione internazionale, dovrebbero morire entro la fine del mese. Nel mondo intanto è ripartita la protesta contro la pena capitale - anche l'Unione europea è intervenuta per chiedere lo stop alle esecuzioni - ma la campagna è stata accolta con relativa indifferenza negli Stati Uniti. Il Messaggero E come se non bastasse negli Usa vogliono "velocizzare" (che orrore!) le esecuzioni nonostante negli ultimi anni molti condannati a morte siano stati riconosciuti innocenti ed i casi siano in costante aumento. Infatti, secondo il prof. David E. Dow, docente di legge all'Università di Houston, "e' rilevante il fatto che il governo federale desideri accelerare le esecuzioni di fronte agli errori riconosciuti e desideri farlo proprio mentre la prova del DNA sta diventando disponibile in sempre piu' casi, e questo aumentera' il rischio che alcuni Stati eseguano una persona che in seguito si verifichera' essere non colpevole". E nonostante, inoltre, un nuovo studio sulle condanne illegali, '''Judging Innocence", del prof. Brandon Garrett, docente di legge presso l'Universita' della Virginia, dimostri come per i condannati a morte negli USA sia sempre più difficile attestare la propria innocenza con il rischio di vedersi comminata la pena capitale per delle testimonianze oculari spesso errate e confuse. Morire per mano dello stato da colpevoli è ingiusto e inaccettabile ma farlo da innocenti è una circostanza agghiacciante. Mericonci 23 agosto 2007 Sarà giustiziato il 30 agosto prossimo nel braccio della morte del famigerato penitenziario di Huntsville, in Texas, per un crimine che non ha mai commesso: l'uccisione del 25enne studente universitario Michael LaHood Jr., figlio di uno degli avvocati bianchi più ricchi e influenti di San Antonio, mentre rincasava con la fidanzata nell'agosto del 1996. A dirlo non è soltanto il 30enne afro-americano Kenneth Foster, detenuto numero 999232 della Polunsky Unit, maanche il giudice, gli avvocati e la giuria popolare — sette donne e 5 uomini—del processo a suo carico conclusosi il 5 maggio 1997 con una condanna a morte nei suoi confronti. Foster—così come un centinaio d'altri detenuti nel braccio della morte texano—è vittima di una legge iniqua, che i luminari del foro Usa non esitano a paragonare alla «Jim Crow Law», il decreto del 1876 con cui il Congresso Usa ratificava il razzismo, sanzionando la separazione tra razze. 29 giugno 2007 Il 13 dicembre Stanley "Tookie" Williams, un tempo feroce boss di una gang, oggi simbolo di chi si oppone alla pena di morte, candidato al Nobel per la pace e premiato da George W. Bush, verrà giustiziato nel penitenziario di San Quentin, California. Era il 27 febbraio del 1979 quando Williams, capo della famigerata gang di Los Angeles "Crips", decise di trascorrere la serata rapinando uno di quei negozietti alimentari aperti fino a tarda notte. Sulla sua strada trovò Albert Lewis Owens, un commesso di 26 anni che fece le spese della "voglia" criminale di "Tookie" beccandosi a sangue freddo le pallottole della pistola del capogang; che tornato dai suoi "soldati" sbeffeggiò pubblicamente il morto ridendo dei "suoni strozzati" lanciati mentre moriva. Due settimane più tardi Williams sfondò il portone di un piccolo motel a conduzione familiare gestito da una famiglia di americani-asiatici uccidendo prima il marito, poi la moglie e finendo la scorribanda sparando in faccia alla figlia dei proprietari che sentiti gli spari si era alzata terrorizzata dal letto. Questa volta non la fece franca: arrestato, confessò gli omicidi raccontando allegramente ai poliziotti sconvolti che gli asiatici erano i suoi bersagli preferiti perché erano "pieni di soldi e tanto bassi che gli mettevo facilmente paura". Nel 1981 una giuria lo condannò a morte. In carcere Tookie divenne un altro. Nei lunghi anni trascorsi nel braccio della morte di San Quentin, a nord di San Francisco, non solo si è trasformato in un detenuto modello ma è diventato uno scrittore per ragazzi. Di libri ne ha scritti nove, tutti insieme a Barbara Becnel - una giornalista che stava scrivendo una storia dei Crips ed era andata a trovarlo in carcere - libri in cui racconta la vita del carcere e sfida i giovani dei ghetti a non buttare via le loro giovani vite come ha fatto lui ma a trovare la "strada giusta" - anche a costo di grandi sacrifici - nella vita. 26 ottobre 2005postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
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