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Alba a New York


In questa New York ancora gelata dal dolore, l’aspetto più agghiacciante è il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro sponteaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito qwello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realta’ è un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. (…) Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze…. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’è più ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo. (…) C’era il sole anche martedì scorso. Sembrava l’inizio di una giornata bellissima e invece all’improvviso si è scatenato l’inferno, il buio, proprio alle 8,45 come adesso. Le due torri gemelle erano laggiù dove adesso c’è il vuoto. Al panorama fantastico di Brooklyn mancheranno per sempre i grattacieli più alti e forse più belli. (…) Lacrime, rabbia e rovine mentre dall’altra parte a Manhattan dentro il grande cratere si continua a scavare, anche con le mani, centimetro per centimetro per per cancellare almeno i segni del disastro. Ma ci vorrà molto tempo. (…) La vedo male perche’ gli americani sono realmente sul piede di guerra. La sensazione è palpabile girando nella rabbia di New York, attraversando il dolore. La metropoli piu’ gioiosa e trasgressiva del pianeta è diventata (anche fisicamente) un enorme, straziante mausoleo. Tutte le pareti sono piene di foto e cartelli a lutto, tutte le piazze sono invase dai lumini. E ci sono ancora feriti e lavoro per togliere quella massa spropositata di rovine. Il fumo ancora non e’ sparito e ti entra dentro. I "padroni del mondo" si sentono improvvisamente indifesi e questo mi spaventa.
New York, settembre 2001
Quelli dell'11 settembre


L’operazione è partita di fatto il 28 maggio, quasi quattro mesi prima della strage. Base iniziale dei terroristi la Florida, nell’ultima fase Boston. Tutto ruota intorno alla figura di Mohammed Atta, 33 anni, almeno altri cinque nomi conosciuti, di origini kuwaitiane ma con passaporto saudita. Arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel maggio del 2000. Ha sicuramente fatto un paio di viaggi in Europa, a Barcellona e Praga, dove avrebbe incontrato estremisti islamici irakeni e sauditi. Poi si è trasferito per otto mesi in Germania, dove si è laureato in architettura urbana. Il 2 maggio di quest’anno e’ tornato negli Stati Uniti. Ha preso un brevetto di volo e una patente di guida con identità egiziana. Di carattere violento ha aggredito uno sceriffo in Florida ma non si è mai presentato davanti alla corte. Gli investigatori hanno ricostruito comunque da allora tutti i suoi movimenti e quelli del gruppo suicida. Un’attività sincronizzata attraverso 45 email in inglese e arabo spedite da biblioteche pubbliche e alcuni incontri in motel. L’ultima fase dell’operazione è scattata il 6 agosto. Atta noleggia un’auto a Pompano Beach, in Florida. Il 15 agosto noleggia una seconda auto. Il 25 agosto i dieci dirottatori cominciano ad acquistare i biglietti aerei presso l’American airlines e la United airlines. Acquistano due biglietti al giorno con carta di credito e una volta in contanti. Il 6 settembre Atta è visto girare in auto fuori l’aeroporto Logan. Il commando si è trasferitopoi a Boston. Il 10 settenbre dormono a gruppi di due in vari motel del Massacchussettes. Mohammed Atta dorme a Portland in Maine. All’alba prende l’aereo per Boston ed è ripreso da una telecamera. E’ l’ultimo passaggio prima di salire sul volo n.11 che guiderà contro le torri di New York.

Per tre giorni sono stato a Boston, da dove sono partiti i due aerei carichi dell'odio dei terroristi che poi hanno frantumato le torri gemelle. E mi sono meravigliato di due aspetti che forse spiegano l'apocalisse. L'aeroporto Logan e' ancora un colabrodo. Ho trovato tracce pesanti di Bin Laden dappertutto. Sono stato nella strada dove viveva la madre (la strada e' tutta sua) e nel palazzo dove abitavano due fratelli. Per capirci: il nemico gli Stati Uniti l'hanno sempre avuto in casa senza saperlo. E probabilmente lo hanno ancora.
Boston, settembre 2001
Area 51
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Stati Uniti


Gli Stati Uniti d'America sono una repubblica federale democratica dell'America Settentrionale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'Oceano Atlantico e dall'Oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska confinano con la Russia (Stretto di Bering). Già economicamente molto sviluppati alla fine del XIX secolo, dopo la seconda guerra mondiale sono diventati una superpotenza economica, militare e culturale, la prima nel mondo per prodotto interno lordo.

Gli Stati Uniti d’America sono una repubblica federale di tipo presidenziale, che si estende nel continente nordamericano fra il Canada a Nord e il Messico a sud per 9.372.614 Km quadrati con 248.709.873 abitanti, La capitale è Washington, altre città importanti sono New York, Chicago, Los Angeles, Filadelfia ecc.L’unione è formata da 50 stati di cui 49 continentali e 1 insulare, l’arcipelago delle Hawaii. Altri territori legati agli USA con status particolari sono: Portorico, le isole Vergini Americane, Guam, le Samoa Americane od Orientali, le Marianne Settentrionali, le Marshall, le Cardine Orientali e altre isole del Pacifico.

Il sostantivo "America" deriva dal nome dell'esploratore italiano Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome "America" fu nella Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci. Inizialmente il nome "America" fu utilizzato per il Sud del continente. Successivamente venne esteso anche alla parte Nord. Ma fu Benjamin Franklin, mediante fitti rapporti epistolari con personalità di ogni classe, a diffondere la parola americani (parola individuante un unico popolo), così da renderla d'uso comune.

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mercoledì, 02 luglio 2008, 17:58
Per la prima volta da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, nelle scorse settimane, che il metodo delle iniezioni letali in vigore negli Usa rispetta la Costituzione, la Florida ha eseguito una pena capitale. Come ha annunciato l'ufficio del governatore Charlie Crist, Mark Dean Schwab, condannato a morte per avere stuprato ed ucciso una ragazzina di 11 anni nel 1991, è morto poco dopo le 18:15 locali (le 00:15 di oggi in Italia) dopo avere ricevuto per endovena il cocktail di tre prodotti che provocano l'arresto cardiaco e la paralisi del condannato, e quindi la morte. Schwab ha sperimentato sulla sua pelle un nuovo metodo di condanna a morte, teoricamente meno doloroso del precedente (anche se non fondamentalmente diverso), messo a punto in Florida dopo l'esecuzione, nel dicembre 2006, di Angel Diaz, morto dopo lunghe sofferenze perché i secondini non trovavano la vena giusta. Schwab aveva tentato, senza successo, di ottenere per le vie legali l'annullamento della sentenza di condanna a morte. E' la decima persona ad essere giustiziata da quando la Corte Suprema ha pubblicato la sua sentenza, ad aprile. 
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martedì, 01 luglio 2008, 22:17
Il braccio della morte della California è troppo affollato e prossimo al collasso. E' quanto sostiene un rapporto commissionato dal parlamento statale alla California Commission on the Fair Administration of Justice. Per evitare la bancarotta e ridare un po' di ossigeno alle casse dello stato basterebbe abolire la pena di morte. La messa al bando porterebbe, secondo la commissione, un risparmio allo Stato di centinaia di milioni di dollari in tutte le fasi del sistema giudiziario. Le conclusioni non arrivano alla richiesta esplicita di abolire la pena di morte, ma poco ci manca. Il sistema carcerario della West Coast è oggi il più affollato degli Stati Uniti: i detenuti in attesa di giudizio sono 673 e 79 prigionieri ancora aspettano di vedersi assegnato un avvocato d'ufficio per il ricorso alla Corte Suprema. segue
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giovedì, 05 giugno 2008, 13:51
originalCurtis Osborne, condannato a morte per l'uccisione di una coppia nel 1991, è stato ucciso con un'iniezione letale nel carcere di Jackson, in Georgia. Al suo caso si era interessato anche l'ex presidente americano Jimmy Carter, che aveva lanciato un appello perché la sua sentenza fosse tramutata in ergastolo. Osborne è morto alle 21:05 locali di ieri, le 03:05 di oggi ora italiana. Si tratta del secondo condannato a morire nello stato americano della Georgia da quando la Corte Suprema in aprile ha messo fine alla lunga moratoria sulle esecuzioni, il 42.mo nello stato da quando la suprema corte ripristinò la pena capitale negli Usa nel 1976. L'esecuzione avrebbe dovuto avvenire due ore prima, alle 19:00 di ieri, ma è stata rimandata in attesa di un pronunciamento, che è stato negativo, della Corte suprema degli Stati Uniti.
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mercoledì, 28 maggio 2008, 00:03

scagio2c1Dall’Australia arriva oggi una notizia importante. Ottantasei anni dopo essere stato impiccato, un uomo è stato scagionato. Bella consolazione per i parenti, se ancora ne ha. Colin Campbell fu giustiziato nel 1922 per stupro e omicidio di una compagna di classe, una bambina. Nuovi rilievi hanno dimostrato che le prove erano irrimediabilmente viziate. In Australia la pena capitale è stata abolita nel 1975 e certamente quest’errore giudiziario è prezioso per chi combatte contro chi vuole reintrodurla. Del resto, la grande possibilità di errore (irreversibile) è uno dei punti di forza della campagna contro la pena di morte. Non se ne preoccupa certo la Cina dove processi sommari (e reati minimi, trentotto in tutto fra cui teppismo e contrabbando) portano ad almeno cinquemila esecuzioni l’anno (il novanta per cento del totale) oppure gli altri quaranta regimi autoritari che ne fanno uso frequente (Iran, Pakistan, Iraq e Sudan in testa) ma certo la possibilità di errori, oltre ai motivi morali, fa venire molti dubbi negli undici Paesi a democrazia liberale dove la pena di morte è ancora attiva. Il Canada, per esempio, dove un uomo (Steven Truscott) è stato liberato con tanto di scuse del procuratore generale dopo quasi cinquant’anni nel braccio della morte. Condannato nel 1959 per l’omicidio di una ragazzina, il Dna ha dimostrato che non era lui l’assassino. E poi gli Stati Uniti dove la percentuale degli errori giudiziari, secondo fonti autorevoli, si aggira intorno al cinquanta per cento. Insomma, metà dei giustiziati sono innocenti. I rapporti stabiliscono che dal 1973 al 2006 sono stati rilasciati 132 prigionieri dopo prove approfondite. Solo il governatore dell’Illinois, George Ryan, ne scoprì tredici in un anno. Proprio nei giorni scorsi sono stati scarcerati due condannati per delitti non commessi: Levon Jones nel North Carolina e James Woodard in Texas. Il primo stava nel braccio della morte da quindici anni, l’altro da ventisette. Loro hanno fatto in tempo, sono salvi: in extremis non hanno conosciuto il boia. Ma gli altri? Da oggi a ottobre sono in programma sedici esecuzioni: sicuro che sono tutti colpevoli? Accorgersene dopo è inutile, una beffa.

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mercoledì, 07 maggio 2008, 22:40
La lunga sosta è finita: dopo otto mesi di riflessione l'America ha riattivato la morte di Stato. In Georgia, col beneplacito in extremis della Corte Suprema, è stato messo a morte William Earl Lynd, condannato per l'omicidio della sua ragazza vent'anni fa. L'amministrazione penitenziaria della Georgia per tutto il giorno aveva lavorato alla preparazione dell'iniezione letale. 53 anni, Lynd è stato messo a morte alle 19:51 ora locale (le 01:51 in Italia), dopo aver consumato l'ultimo pasto a base di hamburger e cipolla, pancetta e un gigantesco frappé alle fragole e aver chiesto un blando sedativo prima di esser portato nella camera della morte. La sua esecuzione che non avrebbe fatto notizia se non si fosse trattato della prima attuata da quando la Corte Suprema, il 16 aprile scorso, ha cancellato con un verdetto di 7-2 le speranze degli oppositori di veder dichiarate illegali le iniezioni letali. L'ultima esecuzione prima di Lynd negli Usa risale al 25 settembre 2007, quando il Texas mise a morte Michael Richard. Ansa.it
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lunedì, 21 aprile 2008, 21:07
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato luce verde a tre esecuzioni - in Alabama, Mississippi e Texas - segnando la fine della moratoria di fatto che si era creata negli Stati Uniti per sette mesi. La decisione presa la scorsa settimana dai giudici della Corte Suprema di non dichiarare 'crudele e inumano' il metodo di esecuzione per iniezione letale ha di fatto rimesso in attività i boia negli Stati Uniti. La Corte Suprema ha respinto gli appelli di tre condannati a morte - Thomas Arthur in Alabama, Earl Wesley Berry in Mississippi e Carlton Turner in Texas - le cui esecuzioni erano state sospese nei mesi scorsi in attesa che la stessa Corte Suprema decidesse sulla costituzionalità del metodo della iniezione letale. Altri sette condannati a morte hanno visto oggi scadere il rinvio della loro esecuzione ma per loro non esiste ancora una data fissata per l'appuntamento col boia. L'iniezione è il metodo usato negli oltre 30 stati Usa che riconoscono la pena di morte. L'ultima esecuzione era avvenuta negli Stati Uniti nel settembre scorso.  La pena di morte nel mondo
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giovedì, 27 marzo 2008, 17:01
penamorteUn tribunale d'appello federale ha annullato la condanna a morte contro Mumia Abu-Jamal. Il detenuto, condannato alla pena capitale nel 1982 per l'uccisione di un poliziotto, è stato per anni un simbolo delle campagne internazionali contro la pena di morte. I suoi sostenitori - da Amnesty International all'arcivescovo Desmond Tutu - sono convinti che abbia subito un processo ingiusto e razzista. Un passato da giornalista radiofonico, militante delle Black Panthers, Abu Jamal - oggi cinquantatreenne - è nel braccio della morte da 26 anni. La decisione odierna della Corte d'appello di Philadelphia significa che l'accusa dovrà presentare nuovamente il proprio caso davanti ad una giuria per chiedere nuovamente la pena di morte entro 180 giorni, altrimenti la pena per Abu Jamal verrà automaticamente commutata in ergastolo. Secondo il Philadelphia Inquirer, è quasi certo che lo Stato ricorrerà in appello. La corte ha tuttavia respinto la richiesta di annullare la condanna per omicidio di primo grado presentata da Mumia Abu Jamal, che aveva chiesto di avere un nuovo processo per poter provare la propria innocenza. Repubblica.it
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martedì, 08 gennaio 2008, 13:45
Kenneth--140x180Più di 20 anni ad attendere l'esecuzione. Poi la libertà. E' la storia di Kenneth Richey, uno scozzese di 43 anni che ha "sfiorato" la pena capitale negli Stati Uniti, e invece lunedì è stato liberato lunedì da un carcere dell’Ohio dove ha appunto trascorso quasi metà della sua vita. «E’ sotto shock», ha sottolineato il suo avvocato Ken Parsigian «Non può credere che questo sia vero e tenta di tornare in sè... E’ tutto nuovo». Era stato condannato a morte per aver appiccato un incendio in cui una bambina di due anni era morta nel giugno 1986. La difesa ha sempre sostenuto che l’incendio fosse accidentale, ma per l’accusa si è trattato di un rogo doloso per uccidere la sua ex fidanzata, che lo aveva appena lasciato e dormiva nell’appartamento sottostante. Nato da padre americano e madre scozzese, Richey è cresciuto a Edimburgo, prima di partire per andare a vivere con suo padre nell’Ohio, a 18 anni. Dalla sua condanna è diventato uno dei simboli della lotta contro la pena di morte, sostenuta dall’attrice Susan Sarandon, dal primo ministro britannico Tony Blair e da molte associazioni della difesa dei diritti umani. La Corte d’appello federale di Cincinnati (Ohio) aveva annullato la condanna nel gennaio 2005, riconfermata alcuni mesi dopo dalla Corte suprema. Quindi, lo scorso agosto, la stessa Corte d’appello aveva di nuovo annullato la condanna perché l’avvocato della difesa non aveva cercato un esperto competente per confutare la tesi dell’incendio doloso. Lunedì Richey ha dichiarato di non contestare i capi di accusa di effrazione, omicidio colposo e di messa in pericolo della vita di un bambino: lo ha indicato la corte d’appello della contea di Putnam. Ma questo non significa che sia direttamente responsabile dell’incendio o della morte della bambina, ha precisato il suo avvocato, raggiunto telefonicamente dal ristorante dove festeggiava l’evento insieme con Kenneth Richey e la sua famiglia. Corriere.it
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mercoledì, 19 dicembre 2007, 17:32
Passa pressoche' inosservato il voto sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali sulla stampa americana. Con l'eccezione del Los Angeles Times che da' invece ampio risalto alla vittoria dei Paesi contrari alla pena di morte. Con il voto sulla moratoria l'assemblea Generale dell'Onu ha superato l'opposizione di Paesi come l'America e la Cina convinti "che ciascuna nazione abbia diritto di combattere il crimine come crede'', scrive il quotidiano californiano. ''E' un passo significativo verso l'abolizione della pena di morte, un'iniziativa che fa progredire i diritti umani e la protezione dell'inviolabilita' della persona'', ha scritto Al Arbour sottolineando che questa posizione ''trova oggi eco in ogni regione del mondo''. Sul New York Times il passaggio della moratoria e' stato segnalato con una 'breve' dall'Onu che parla delle ''inconsuete alleanze'' che si sono coagulate al momento del voto.
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venerdì, 14 dicembre 2007, 19:14
Giornata storica per gli avversari della pena di morte in America: il New Jersey ha votato l'abolizione delle esecuzioni diventando il primo stato americano a mandare in pensione il boia da quando nel 1976 la Corte Suprema autorizzò la ripresa delle esecuzioni. La Camera del New Jersey ha votato per 44 a 36 l'abolizione della pena di morte dopo che la misura era già stata approvata lunedì dal Senato dello stato. L'effetto pratico della storica decisione è quello di salvare la vita agli otto detenuti che si trovano nel braccio della morte, che vedranno trasformata in ergastolo la loro condanna. Del resto era dal 1963 che non venivano più effettuate esecuzioni nel New Jersey anche se la camera della morte era stata riaperta nel 1982. Il governatore del New Jersey, Jon Corzine, aveva promesso di ratificare il provvedimento che commuterà le esecuzioni nel carcere a vita per gli otto detenuti in attesa di comparire davanti al boia. Ma l'effetto più ad ampio raggio del parlamento del New Jersey è quello di dare ancora più dinamismo al movimento che si batte negli Stati Uniti per ottenere l'eliminazione totale del boia.Ansa.it
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venerdì, 16 novembre 2007, 01:55
La Corte Suprema ha fermato il boia della Florida che oggi avrebbe dovuto mettere a morte Mark Dean Schwab, un killer condannato all'iniezione letale. Schwab, condannato per l'uccisione di un bambino di 11 anni, avrebbe dovuto essere messo a morte oggi alle 18 ora della Florida, la mezzanotte in Italia, dopo che in mattinata una Corte d'Appello aveva dato luce verde all'esecuzione sulla scorta delle nuove norme adottate in Florida per rendere più 'umana' l'iniezione letale. La decisione della Corte federale di Washington conferma la moratoria di fatto adottata da quando i giudici costituzionali hanno accettato a fine settembre di esaminare il caso di un condannato del Kentucky secondo cui l'iniezione letale è una punizione "inusuale e crudele" e come tale viola l'Ottavo Emendamento della Costituzione. L'ultima esecuzione negli Stati uniti risale al 25 settembre.
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mercoledì, 31 ottobre 2007, 02:05
Fermato dalla Corte Suprema federale il boia nel caso di Earl Wesley Berry, un condannato a morte in Mississipi, l'ultimo stato in ordine di tempo che aveva messo alla prova la moratoria di fatto sulla iniezione letale. Il ricorso e' stato accettato a venti minuti dall'esecuzione quando Berry aveva gia' consumato l'ultimo pasto e si preparava a morire. L'appello era l'ultima speranza per il condannato, colpevole dell'omicidio di una donna nel 1987, un delitto per cui non aveva espresso rimorso.
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lunedì, 22 ottobre 2007, 01:01
“(…) Mentre la mia consapevolezza cominciava ad aumentare, iniziai altresì ad osservare molte cose. Vidi tutte le razze diverse, culture, atteggiamenti, età, persino casi ed alla fine vidi che noi tutti avevamo almeno una cosa in comune: la sofferenza.Questo mi fece rendere conto che avevo una nuova responsabilità, che il braccio della morte aveva bisogno di una voce positiva e ininterrotta, una voce che non sia indebolita, ma rifornita di energia.Del respiro di ogni giorno, per parlare al mondo a testa alta e non curvi sulla condanna auspicata per noi. (…) Dio usa l'uomo come strumento per esprimere esperienza: allo stesso modo io uso questi scritti per esprimere e sperimentare la vera libertà, la libertà spirituale. (…) Non tutti i dolori o le lotte sono fatti per essere negativi. (…) Noi impareremo da loro, perchè, se ogni cosa attraverso la quale passiamo fosse facile, sicuramente non ci sarebbe alcun merito nè sarebbe molto apprezzata. (…) Questo dovrebbe veramente farci capire quanta strada abbiamo da fare. (…) Così, mentre trasporto la mia pena cerco il mio cambiamento spirituale ed aiuto ad illuminare quelli intorno a me meglio che posso. (…) Kenneth Foster

Kennycut05Condannato per l'omicidio di un tassista di San Antonio, un meccanico è stato messo a morte con un'iniezione letale ieri sera nel carcere texano di Huntsville. John Amador, 32 anni, aveva rapinato e ucciso nel 1994 un  conducente di taxi insieme a un cugino 16/enne. Al tempo dell'omicidio, Amador era in libertà vigilata, dopo aver passato tre anni un un carcere giovanile della California per coinvolgimento nell'uccisione a pugnalate del suo patrigno. E' la seconda condanna eseguita in Texas in due giorni. Martedì DaRoyce Mosley, 32 anni, condannato per l'assassinio di una donna, ha ricevuto l'iniezione letale dopo avere atteso per cinque ore l'esito del suo ultimo appello. Oggi, giovedì, è prevista la terza esecuzione, quella di Kenneth Foster, il detenuto al centro di una mobilitazione internazionale in quanto é finito nel braccio della morte per aver aiutato a scappare un amico che aveva appena commesso un assassinio. A Huntsville la scorsa settimana è stato superato il traguardo delle 400 iniezioni letali da quando il Texas ha ripristinato nel 1982 la pena capitale. La storia  Il comitato Foster è stato condannato nel 1997 e accusato senza nessuna prova e contro ogni verosimiglianza, di un delitto di cui è stato soltanto spettatore, senza esserne complice, mandante, e tanto meno esecutore materiale.  Il Colosseo a Roma sarà illuminato in serata per ribadire l´impegno della città per la moratoria internazionale delle esecuzioni capitali nel mondo. A Huntsville intanto una folla si sta radunando per l´ultimo tentativo di protesta contro l´esecuzione.  Fermare il boia

Foster è stato graziato dal governatore del Texas: ergastolo. Cinque ore prima di essere messo a morte, il governatore del Texas, Rick Perry, ha commutato la pena di morte per Kenneth Foster in ergastolo. L'esecuzione di Foster era stata infatti fissata per oggi alle 18 (l'una di venerdì notte in Italia). La commissione per la libertà e la grazia del Texas (Parole Board) aveva raccomandato al governatore Perry, con sei voti contro uno, di risparmiare la vita di Foster, condannato a morte per omicidio pur non avendo mai ucciso. Foster è stato condannato a morte in base di una controversa legge sulla responsabilità penale dei complici che il Texas - unico Stato negli Usa - applica ai casi di pena capitale. Evidentemente era troppo: uccidere un uomo che aveva solo aiutato un amico a fuggire, che non ha mai ucciso.  Ma non ritiriamo una riga di tutto quello detto contro l'orrore della pena di morte. E ora Kenneth potrà riprendere a scrivere poesie.
La pena di morte nel mondo
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lunedì, 22 ottobre 2007, 00:22
conner_johnny_rayQuattrocentesima esecuzione in Texas da quando la Corte Suprema nel 1976 ha autorizzato la ripresa della pena capitale negli Stati Uniti. Johnny Ray Conner è stato messo a morte la notte scorsa nel carcere di Huntsville per l'assassinio di una commessa di negozio durante una rapina fallita quasi dieci anni fa. Conner, che aveva 32 anni, ha chiesto perdono ripetutamente e espresso parole di amore per la sua famiglia e per quella della vittima. È stata la 21esima esecuzione dell'anno. Altri tre detenuti, tra cui Kenneth Foster, il cui caso è al centro di una mobilitazione internazionale, dovrebbero morire entro la fine del mese. Nel mondo intanto è ripartita la protesta contro la pena capitale - anche l'Unione europea è intervenuta per chiedere lo stop alle esecuzioni - ma la campagna è stata accolta con relativa indifferenza negli Stati Uniti.   Il Messaggero

E come se non bastasse negli Usa vogliono "velocizzare" (che orrore!) le esecuzioni nonostante negli ultimi anni molti condannati a morte siano stati riconosciuti innocenti ed i casi siano in costante aumento. Infatti, secondo il prof. David E. Dow, docente di legge all'Università di Houston, "e' rilevante il fatto che il governo federale desideri accelerare le esecuzioni di fronte agli errori riconosciuti e desideri farlo proprio mentre la prova del DNA sta diventando disponibile in sempre piu' casi, e questo aumentera' il rischio che alcuni Stati eseguano una persona che in seguito si verifichera' essere non colpevole". E nonostante, inoltre, un nuovo studio sulle condanne illegali, '''Judging Innocence", del prof. Brandon Garrett, docente di legge presso l'Universita' della Virginia,  dimostri come per i condannati a morte negli USA sia sempre più difficile attestare la propria innocenza con il rischio di vedersi comminata la pena capitale per delle testimonianze oculari spesso errate e confuse. Morire per mano dello stato da colpevoli è ingiusto e inaccettabile ma farlo da innocenti è una circostanza agghiacciante. Mericonci 23 agosto 2007
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domenica, 21 ottobre 2007, 21:44
fosterSarà giustiziato il 30 agosto prossimo nel braccio della morte del famigerato penitenziario di Huntsville, in Texas, per un crimine che non ha mai commesso: l'uccisione del 25enne studente universitario Michael LaHood Jr., figlio di uno degli avvocati bianchi più ricchi e influenti di San Antonio, mentre rincasava con la fidanzata nell'agosto del 1996. A dirlo non è soltanto il 30enne afro-americano Kenneth Foster, detenuto numero 999232 della Polunsky Unit, maanche il giudice, gli avvocati e la giuria popolare — sette donne e 5 uomini—del processo a suo carico conclusosi il 5 maggio 1997 con una condanna a morte nei suoi confronti. Foster—così come un centinaio d'altri detenuti nel braccio della morte texano—è vittima di una legge iniqua, che i luminari del foro Usa non esitano a paragonare alla «Jim Crow Law», il decreto del 1876 con cui il Congresso Usa ratificava il razzismo, sanzionando la separazione tra razze.  29 giugno 2007
postato da latorredibabele · permalink · commenti
domenica, 21 ottobre 2007, 17:37
este_7005315_30510 Il 13 dicembre Stanley "Tookie" Williams, un tempo feroce boss di una gang, oggi simbolo di chi si oppone alla pena di morte, candidato al Nobel per la pace e premiato da George W. Bush, verrà giustiziato nel penitenziario di San Quentin, California. Era il 27 febbraio del 1979 quando Williams, capo della famigerata gang di Los Angeles "Crips", decise di trascorrere la serata rapinando uno di quei negozietti alimentari aperti fino a tarda notte. Sulla sua strada trovò Albert Lewis Owens, un commesso di 26 anni che fece le spese della "voglia" criminale di "Tookie" beccandosi a sangue freddo le pallottole della pistola del capogang; che tornato dai suoi "soldati" sbeffeggiò pubblicamente il morto ridendo dei "suoni strozzati" lanciati mentre moriva. Due settimane più tardi Williams sfondò il portone di un piccolo motel a conduzione familiare gestito da una famiglia di americani-asiatici uccidendo prima il marito, poi la moglie e finendo la scorribanda sparando in faccia alla figlia dei proprietari che sentiti gli spari si era alzata terrorizzata dal letto. Questa volta non la fece franca: arrestato, confessò gli omicidi raccontando allegramente ai poliziotti sconvolti che gli asiatici erano i suoi bersagli preferiti perché erano "pieni di soldi e tanto bassi che gli mettevo facilmente paura". Nel 1981 una giuria lo condannò a morte. In carcere Tookie divenne un altro. Nei lunghi anni trascorsi nel braccio della morte di San Quentin, a nord di San Francisco, non solo si è trasformato in un detenuto modello ma è diventato uno scrittore per ragazzi. Di libri ne ha scritti nove, tutti insieme a Barbara Becnel - una giornalista che stava scrivendo una storia dei Crips ed era andata a trovarlo in carcere - libri in cui racconta la vita del carcere e sfida i giovani dei ghetti a non buttare via le loro giovani vite come ha fatto lui ma a trovare la "strada giusta" - anche a costo di grandi sacrifici - nella vita. 26 ottobre 2005
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