storia | Succede, in America
Succede, in America
Comunque il centro del mondo

PINO SCACCIA


no war

pinoscaccia@gmail.com

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
I miei blog
Link
Commenti
Alba a New York


In questa New York ancora gelata dal dolore, l’aspetto più agghiacciante è il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro sponteaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito qwello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realta’ è un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. (…) Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze…. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’è più ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo. (…) C’era il sole anche martedì scorso. Sembrava l’inizio di una giornata bellissima e invece all’improvviso si è scatenato l’inferno, il buio, proprio alle 8,45 come adesso. Le due torri gemelle erano laggiù dove adesso c’è il vuoto. Al panorama fantastico di Brooklyn mancheranno per sempre i grattacieli più alti e forse più belli. (…) Lacrime, rabbia e rovine mentre dall’altra parte a Manhattan dentro il grande cratere si continua a scavare, anche con le mani, centimetro per centimetro per per cancellare almeno i segni del disastro. Ma ci vorrà molto tempo. (…) La vedo male perche’ gli americani sono realmente sul piede di guerra. La sensazione è palpabile girando nella rabbia di New York, attraversando il dolore. La metropoli piu’ gioiosa e trasgressiva del pianeta è diventata (anche fisicamente) un enorme, straziante mausoleo. Tutte le pareti sono piene di foto e cartelli a lutto, tutte le piazze sono invase dai lumini. E ci sono ancora feriti e lavoro per togliere quella massa spropositata di rovine. Il fumo ancora non e’ sparito e ti entra dentro. I "padroni del mondo" si sentono improvvisamente indifesi e questo mi spaventa.
New York, settembre 2001
Quelli dell'11 settembre


L’operazione è partita di fatto il 28 maggio, quasi quattro mesi prima della strage. Base iniziale dei terroristi la Florida, nell’ultima fase Boston. Tutto ruota intorno alla figura di Mohammed Atta, 33 anni, almeno altri cinque nomi conosciuti, di origini kuwaitiane ma con passaporto saudita. Arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel maggio del 2000. Ha sicuramente fatto un paio di viaggi in Europa, a Barcellona e Praga, dove avrebbe incontrato estremisti islamici irakeni e sauditi. Poi si è trasferito per otto mesi in Germania, dove si è laureato in architettura urbana. Il 2 maggio di quest’anno e’ tornato negli Stati Uniti. Ha preso un brevetto di volo e una patente di guida con identità egiziana. Di carattere violento ha aggredito uno sceriffo in Florida ma non si è mai presentato davanti alla corte. Gli investigatori hanno ricostruito comunque da allora tutti i suoi movimenti e quelli del gruppo suicida. Un’attività sincronizzata attraverso 45 email in inglese e arabo spedite da biblioteche pubbliche e alcuni incontri in motel. L’ultima fase dell’operazione è scattata il 6 agosto. Atta noleggia un’auto a Pompano Beach, in Florida. Il 15 agosto noleggia una seconda auto. Il 25 agosto i dieci dirottatori cominciano ad acquistare i biglietti aerei presso l’American airlines e la United airlines. Acquistano due biglietti al giorno con carta di credito e una volta in contanti. Il 6 settembre Atta è visto girare in auto fuori l’aeroporto Logan. Il commando si è trasferitopoi a Boston. Il 10 settenbre dormono a gruppi di due in vari motel del Massacchussettes. Mohammed Atta dorme a Portland in Maine. All’alba prende l’aereo per Boston ed è ripreso da una telecamera. E’ l’ultimo passaggio prima di salire sul volo n.11 che guiderà contro le torri di New York.

Per tre giorni sono stato a Boston, da dove sono partiti i due aerei carichi dell'odio dei terroristi che poi hanno frantumato le torri gemelle. E mi sono meravigliato di due aspetti che forse spiegano l'apocalisse. L'aeroporto Logan e' ancora un colabrodo. Ho trovato tracce pesanti di Bin Laden dappertutto. Sono stato nella strada dove viveva la madre (la strada e' tutta sua) e nel palazzo dove abitavano due fratelli. Per capirci: il nemico gli Stati Uniti l'hanno sempre avuto in casa senza saperlo. E probabilmente lo hanno ancora.
Boston, settembre 2001
Area 51
Categorie
Stati Uniti


Gli Stati Uniti d'America sono una repubblica federale democratica dell'America Settentrionale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'Oceano Atlantico e dall'Oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska confinano con la Russia (Stretto di Bering). Già economicamente molto sviluppati alla fine del XIX secolo, dopo la seconda guerra mondiale sono diventati una superpotenza economica, militare e culturale, la prima nel mondo per prodotto interno lordo.

Gli Stati Uniti d’America sono una repubblica federale di tipo presidenziale, che si estende nel continente nordamericano fra il Canada a Nord e il Messico a sud per 9.372.614 Km quadrati con 248.709.873 abitanti, La capitale è Washington, altre città importanti sono New York, Chicago, Los Angeles, Filadelfia ecc.L’unione è formata da 50 stati di cui 49 continentali e 1 insulare, l’arcipelago delle Hawaii. Altri territori legati agli USA con status particolari sono: Portorico, le isole Vergini Americane, Guam, le Samoa Americane od Orientali, le Marianne Settentrionali, le Marshall, le Cardine Orientali e altre isole del Pacifico.

Il sostantivo "America" deriva dal nome dell'esploratore italiano Amerigo Vespucci, che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome "America" fu nella Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci. Inizialmente il nome "America" fu utilizzato per il Sud del continente. Successivamente venne esteso anche alla parte Nord. Ma fu Benjamin Franklin, mediante fitti rapporti epistolari con personalità di ogni classe, a diffondere la parola americani (parola individuante un unico popolo), così da renderla d'uso comune.

Cartoline americane











Album
www.flickr.com
pinoscaccia's photos More of pinoscaccia's photos
Archivio
Foto
Contatti
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Contatori
visitato *loading* volte

HyperCounter




United Blogzine
 Blog Aggregator
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Blog-Show la vetrina italiana dei blog!

lunedì, 14 luglio 2008, 12:04
messico68-B1Un breve fuorionda con il reverendo Jesse Jackson che insulta pesantemente Barack Obama accusandolo di svendere la causa dei «fratelli» ha provocato una piccola tempesta. Scuse, sospetti, speculazioni politiche gonfiate dal vento insidioso di una campagna elettorale dove la questione razziale è sempre in agguato. Ma lo scontro non ha raggiunto la rabbia e il rancore di quello che oppone non da un giorno ma da quarant'anni due icone. Due simboli non solo per gli afro-americani, ma per milioni di giovani ribelli. Tommie Smith e John Carlos, i due atleti americani che salirono sul podio olimpico a Città del Messico, nell'estate del 1968, e salutarono la loro vittoria con il pugno chiuso proteso verso l'alto. Un gesto che avrebbe dovuto unirli in una sola cosa, come accadde per quanti ammirarono la scelta. E invece, scesi dal podio, le strade di Smith e Carlos si sono divise. In modo radicale. I due, malgrado abitino a pochi metri uno dall'altro nella parte sud di Los Angeles, non si parlano più da anni. Si scambiano messaggi e insulti a distanza, attraverso interviste e interventi. Hanno litigato di brutto e continuano a farlo. Un progetto di film è naufragato per le loro piccole/grandi beghe. segue
postato da scaccia · permalink · commenti
domenica, 01 giugno 2008, 18:53
esterne271212002705174223_bigL'uomo che rinunciò a fotografare Bob Kennedy da vivo, che abbassò l'obiettivo per timidezza e cortesia, sarebbe stato l'unico capace di raccontare il lungo addio che il popolo americano gli tributò per 328 chilometri di ferrovia in un sabato pomeriggio del giugno 1968. Paul Fusco aveva trentotto anni quel giorno, quando il feretro di Robert Francis Kennedy partì da Penn Station, a New York, per arrivare alla Union Station di Washington. Il candidato democratico era morto due giorni prima a Los Angeles, colpito da un proiettile al cuore mentre festeggiava la vittoria alle primarie della California. Il funerale si tenne a Manhattan, nella cattedrale di St. Patrick, poi la bara venne caricata su un treno di dieci vagoni che la portò alla destinazione finale: il cimitero di Arlington, dove Bob Kennedy venne sepolto poco lontano. segue
postato da scaccia · permalink · commenti
giovedì, 20 dicembre 2007, 23:38
toro01gGli indiani Lakota, vero nome dei Sioux, ai quali hanno appartenuto in particolare i grandi capi Toro Seduto e Cavallo Pazzo, hanno stracciato i trattati firmati dai loro antenati con gli Stati Uniti più di 150 anni fa. Lo hanno annunciato i rappresentanti della tribù. «Noi non siamo più cittadini degli Stati Uniti d’America e tutti quelli che vivono nelle regioni dei cinque Stati compresi nel nostro territorio sono liberi di unirsi a noi» ha dichiarato il loro rappresentante Russel Means, in una conferenza stampa a Washington. Means ha dettp che passaporti e patenti saranno consegnati a tutti gli abitanti del territorio che rinunceranno alla loro nazionalità statunitense. Una delegazione di responsabili Lakota ha dichiarato lunedì in un messaggio indirizzato al dipartimento di Stato che si ritirano unilateralmente dai trattati firmati col governo federale americano, alcuni sottoscritti più di 150 anni fa. I trattati rappresentano «parole senza valore su carta senza valore» e sono stati «violati ripetutamente al fine di rubare la nostra cultura, la nostra terra e i nostri costumi» dicono i responsabili della tribù. «Abbiamo firmato 33 trattati con gli Stati Uniti che non sono stati rispettati» ha dichiarato da parte sua Phyllis Young, una militante della causa indiana che ha collaborato a organizzare la prima conferenza internazionale sui diritti indigeni nel 1977. Alcuni capi Lakota si sono recati in delegazione presso le ambasciate di Bolivia, Cile, Sudafrica e Venezuela e intendono intraprendere una missione diplomatica in diversi paesi nel corso dei prossimi mesi, secondo quanto hanno annunciato. Il territorio Lakota si situa nel nordovest degli Stati Uniti e comprende regioni del Nebraska, del Dakota del Sud e del Dakota del Nord, del Montana e del Wyoming. I Lakota sono stati la sola tribù a infliggere una sconfitta all’esercito americano. Una delle loro figure leggendarie, il capo Toro Seduto (Sitting Bull) è noto per aver sconfitto il generale Custer nella battaglia di Little Big Horn nel 1876 nel Montana. LaStampa
postato da latorredibabele · permalink · commenti
domenica, 02 dicembre 2007, 19:50
germania--180x140A 17 anni dalla riunificazione della Germania, la CNN rispolvera le vecchie cartine per le sue previsioni meteorologiche. Un gaffe imperdonabile per i media tedeschi, quella della rete americana all news. Cnn.com, alla sezione delle previsioni del tempo, «Forecast», propone infatti tuttora la cartina della Germania divisa, prima della caduta del muro di Berlino nel 1989. Nessuna presa di posizione, scrive la stampa tedesca, è giunta finora dalla sede di Atlanta.
postato da latorredibabele · permalink · commenti
martedì, 13 novembre 2007, 00:22

texas--180x140Siete fans dei film western e avete sempre sognato di fare come John Wayne? Sognate cavalcate con i cowboys e combattimenti con gli indiani? Allora non perdetevi la possibilità di comprare un’intera cittadina del Texas, che si trova proprio al centro delle antiche terre dei Comanches. Dove? Ma su eBay, ovviamente, il sito d’aste più popolare del mondo, dove si può trovare davvero di tutto. E’ lì che, entro il 23 novembre, data della chiusura di questa asta a dir poco bizzarra, qualcuno diventerà sindaco e titolare effettivo di Albert, in Texas, un piccolo centro abitato a circa 80 km da San Antonio con una popolazione di 4 abitanti (la famiglia degli attuali proprietari). L’idea è venuta proprio al capostipite, Bob Cave, un mercante edile che ha comprato Albert qualche anno fa e l’ha rimessa a posto, mantenendone il suo carattere storico da cittadina in stile Far West. Cave ha dichiarato: «Questo è un posto bellissimo, unico. E’ quasi più un pezzo d’arte che un semplice centro abitato.
Ecco perché abbiamo pensato di venderlo su eBay, perché è adatto a transazioni un po’ eccentriche». Il prezzo di base, fissato da Cave e dal suo socio in affari Eric Meissner, era di 2,5 milioni di dollari, ma è già stato ampiamente superato, con ben 111 offerte che, a oggi, hanno raggiunto i 3,1 milioni di dollari. La storia di Albert che è molto pittoresca con tanto di indiani, pionieri e presidenti degli USA, tutti passati di lì. Costruita nel 1877 e inizalmente chiamata Martinsburg, dal nome di uno dei primi pionieri. Corriere.it

postato da scaccia · permalink · commenti (1)
giovedì, 01 novembre 2007, 20:24

 

Paul Tibbets, il pilota del B-29 'Enola Gay' che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, è morto a Columbus, in Ohio, a 92 anni. Lo ha reso noto un portavoce della famiglia. Tibbets, all'epoca un colonnello dell'Air Force, ribattezzò con il nome della madre il bombardiere B-29 Superfortress che il 6 agosto 1945 colpì la città giapponese con il primo ordigno nucleare mai usato nella storia. Tibbets, secondo quanto ha riferito l'amico di famiglia Gerry Newhouse, ha lasciato detto di non celebrare un funerale per lui e di non porre una lapide sulla sua tomba, per il timore che divenga un luogo per manifestazioni di protesta. Il pilota guido' nel 1945 un equipaggio di 14 persone, che sgancio' un ordigno da 5 tonnellate, battezzato 'Little Boy'. L'esplosione uccise tra le 70 e le 100.000 persone, mentre altre decine di migliaia rimasero segnate per sempre dalle radiazioni. Tre giorni dopo, gli Usa fecero il bis a Nagasaki, spingendo il Giappone alla resa e chiudendo cosi' la Seconda Guerra Mondiale. ''Non sono orgoglioso di aver ucciso 80.000 persone - ha detto Tibbets anni fa, in un'intervista - ma sono orgoglioso di essere partito dal niente, aver pianificato l'intera operazione ed essere riuscito ad eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene''. Tibbets aveva lasciato l'Air Force nel 1966 con il grado di generale ed aveva messo in piedi una societa' di taxi-jet in Ohio.  Ansa.it  

Lo stesso esso orgoglio del pilota di Nagasaki


postato da latorredibabele · permalink · commenti
domenica, 28 ottobre 2007, 15:04

Trentotto anni dopo, gli ex hippies amano ancora dire che «se uno si ricorda Woodstock, allora probabilmente non c'è stato». Ma trentotto anni dopo, la memoria dei «tre giorni di pace, amore e musica» o se si vuole di «sesso, droga e rock'n'roll», che nell'agosto 1969 attirarono 500 mila giovani a Bethel, Stato di New York, per l'evento miliare di una generazione, continua a suscitare passioni e controversie, segnalando una profonda lacerazione americana. All'origine della discordia, è il progetto di museo dedicato al concerto, che Alan Gerry, un ex figlio dei fiori, nel frattempo divenuto magnate televisivo ed entrato nella lista dei trecento americani più ricchi, sta costruendo a sue spese, proprio sul campo di crescione che ospitò l'happening. Ma, in tema con lo Zeitgeist di allora, il privato si è fatto politico, quando i due senatori di New York, i democratici Charles Schumer e Hillary Clinton, hanno deciso di appoggiare il progetto, proponendo un finanziamento di un milione di dollari da parte del Congresso. Un simbolico coinvolgimento pubblico, a sottolineare che Woodstock fu «l'avvenimento culturale che definì un'intera generazione ».  Paolo Valentino

postato da latorredibabele · permalink · commenti
venerdì, 26 ottobre 2007, 11:31
Jesse_JamesLa tomba di Jesse James è in un cimitero alle spalle di un centro commerciale a Kearney, piccola città del Missouri. A un tiro di Winchester c'è una fila di negozi. Spicca quello con l'insegna «Armi Eccezionali». Sulla vetrina ha un cartello emblematico: «Se le pistole provocano crimine, le matite scrivono parole sbagliate». Dentro, sugli scaffali, fucili e mitra d'ogni tipo, in libera vendita. «Hai visitato la tomba di Jesse? È dall'altra parte della strada », ti indica con un cenno della testa una giunonica commessa. Infatti, attraversi la Statale e ci sei. Non ci sono insegne a guidarti, ma non è difficile trovarla perché ai lati del cippo sventolano due bandierine sudiste. Le hanno messe da poco, vicino ad un vaso di fiori bruciato dal sole. «Ne porteranno altri », dice una signora spuntata dal nulla. È la moglie del custode. Da queste parti Jesse non è considerato assassino malgrado abbia spedito all'altro mondo diciassette uomini. Un conto per difetto: i 17 sono gli unici che hanno un nome. Per la gente del Missouri Jesse è come Robin Hood, rubava ai ricchi nordisti per dare ai poveri sudisti. Ed era già famoso — come ha ricordato uno scrittore — prima ancora di morire: scrivevano di lui, parlavano di lui come un mito. Perché oltre a rapinare banche e treni, Jesse incarnava — e incarna — la figura del guerrigliero sudista che non si arrende alla sconfitta. Nel Missouri la guerra di secessione non è stato un conflitto Nord-Sud ma una battaglia di vicinato. Una fattoria contro l'altra, una contea contro l'altra. E il bandito, dopo aver militato tra i guerriglieri di Quantrill, ha trasformato questa terra nel suo regno. «Nella vita di Jesse — ha scritto T.J. Stiles — riconosciamo il luogo in cui la politica incontra la pistola. Dove andava lui la guerra continuava». Un'immagine accresciuta dalla penna di un giornalista-politico dell'epoca, John Newman Edwards, che conia per la banda la definizione di «cavalleria del crimine». Una provocazione, ma capisci che non lo è quando vai a visitare la casa dei James, distante poco più di un miglio dal cimitero. Oggi è un piccolo museo, visitato da migliaia di persone. Tra loro si nascondono molti sostenitori del bandito. Basta dare un'occhiata al registro dei commenti. Invece che firmarsi John o Mike usano il termine «ribelle». Una parola che suona come una pistolettata contro gli yankees. Un altro si spinge oltre: «Lunga vita a Jesse James». E poi giù una valanga di commenti entusiastici per come è tenuto il posto. Dietro la casa, sotto degli alberi, c'è una stele in pietra che ricorda la prima sepoltura del ribelle. Hanno inciso la data dell'uccisione — 3 aprile 1882 — e una frase che dice tutto: «Assassinato da un traditore e codardo il cui nome non merita di essere scritto qui». Il nome è quello di Bob Ford, il killer che lo ha colpito alle spalle nella casa di St. Joseph dove Jesse viveva con moglie e figli sotto falsa identità. È l'altro luogo di culto. Ci sono le sedie, la stufa, il letto e pistole. Sul muro del soggiorno c'è una macchia scura. Ti raccontano che è il buco del proiettile assassino. È una leggenda, ma i visitatori si soffermano, lo studiano come fosse una reliquia. Sudisti fino al midollo. A loro non importa che si sia unito a killer spietati come Bill Anderson, detto Billy il sanguinario. Un secessionista che durante il massacro di Lawrence apostrofa così una donna: «Sono venuto per cercare vendetta e l'ho trovata». Per loro Jesse vola a cavallo della famosa giumenta bianca, una delle più veloci del West, in attesa del prossimo raid. Guido Olimpio
postato da latorredibabele · permalink · commenti
martedì, 23 ottobre 2007, 14:46
afp114706952310095133_big
La storia della musica in mostra nel New Jersey dove sono stati raccolti cimeli e pezzi storici legati all'ascolto. ma non solo. Fonografi, grammofoni e giradischi oltre ad album ormai introvabili e libri. Una collezione che ripercorre la storia dal 1890 al 1930.  Le foto
postato da scaccia · permalink · commenti
martedì, 23 ottobre 2007, 14:34
esterne231329492310133402_bigIn anteprima alcune immagini di "America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo", la mostra in allestimento al museo di Santa Giulia di Brescia dal 14 novembre 2007 al 4 maggio 2008. L'arco cronologico della mostra si tende dal primo decennio dell'Ottocento al primo decennio del Novecento. Le opere esposte raccontanto la storia di un continente appena nato, colonizzato dagli occhi increduli della vecchia Europa. Le immagini
postato da scaccia · permalink · commenti
lunedì, 22 ottobre 2007, 00:49
vernon bellecourtVernon Bellecourt, uno dei fondatori dell' "American Indian Movement", e' morto a 75 anni nel Minnesota per complicazioni polmonari. Aveva lottato negli anni '70 per i diritti dei nativi americani. Il mese scorso Bellecourt era andato in Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chavez e trovare il modo di aiutare le tribu' americane.
postato da latorredibabele · permalink · commenti
lunedì, 22 ottobre 2007, 00:08
america1america2Altro che Cristoforo Colombo. A scoprire l'America fu Marco Polo. La notizia è stata riportata dalla stampa francese, che sostiene che il grande viaggiatore veneziano sarebbe approdato sulla costa occidentale americana ben 200 anni prima del navigatore genovese. La prova sarebbe contenuta in una carta geografica conservata nella Biblioteca del Congresso a Washington esaminata sin dal 1943 dall'Fbi e la cui descrizione è contenuta in articolo del settimanale francese Vsd in edicola. Il documento, consegnato alla biblioteca nel 1933 da un italo-americano di nome Marcian Rossi, «raffigura una nave a fianco di una carta che mostra una parte dell'India,la Cina, il Giappone, le Indie orientali e l'America del Nord», è scritto nel rapporto del bibliotecario dell'epoca. Intitolato «Map with ship» (Carta con nave), il documento reca «uno stemma disegnato sotto la nave, un incrocio di lettere che dà un nome: Marco Polo. Lo stretto che separa la Siberia dall'Alaska è il principale tema della carta», scrive l'autore dell'articolo di Vsd, il regista e sceneggiatore Thierry Secretan. Un'analisi con raggi ultravioletti effettuata nel 1943 dall'Fbi, afferma Secretan, ha «consentito di stabilire la presenza di tre ancoraggi su questa carta, che dunque è stata aggiornata nel tempo».
postato da latorredibabele · permalink · commenti