Succede, in America
Comunque il centro del mondo
PINO SCACCIA
no war
pinoscaccia@gmail.com
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lunedì, 14 luglio 2008, 12:04
 Un breve fuorionda con il reverendo Jesse Jackson che insulta pesantemente Barack Obama accusandolo di svendere la causa dei «fratelli» ha provocato una piccola tempesta. Scuse, sospetti, speculazioni politiche gonfiate dal vento insidioso di una campagna elettorale dove la questione razziale è sempre in agguato. Ma lo scontro non ha raggiunto la rabbia e il rancore di quello che oppone non da un giorno ma da quarant'anni due icone. Due simboli non solo per gli afro-americani, ma per milioni di giovani ribelli. Tommie Smith e John Carlos, i due atleti americani che salirono sul podio olimpico a Città del Messico, nell'estate del 1968, e salutarono la loro vittoria con il pugno chiuso proteso verso l'alto. Un gesto che avrebbe dovuto unirli in una sola cosa, come accadde per quanti ammirarono la scelta. E invece, scesi dal podio, le strade di Smith e Carlos si sono divise. In modo radicale. I due, malgrado abitino a pochi metri uno dall'altro nella parte sud di Los Angeles, non si parlano più da anni. Si scambiano messaggi e insulti a distanza, attraverso interviste e interventi. Hanno litigato di brutto e continuano a farlo. Un progetto di film è naufragato per le loro piccole/grandi beghe. segue
domenica, 01 giugno 2008, 18:53
 L'uomo che rinunciò a fotografare Bob Kennedy da vivo, che abbassò l'obiettivo per timidezza e cortesia, sarebbe stato l'unico capace di raccontare il lungo addio che il popolo americano gli tributò per 328 chilometri di ferrovia in un sabato pomeriggio del giugno 1968. Paul Fusco aveva trentotto anni quel giorno, quando il feretro di Robert Francis Kennedy partì da Penn Station, a New York, per arrivare alla Union Station di Washington. Il candidato democratico era morto due giorni prima a Los Angeles, colpito da un proiettile al cuore mentre festeggiava la vittoria alle primarie della California. Il funerale si tenne a Manhattan, nella cattedrale di St. Patrick, poi la bara venne caricata su un t reno di dieci vagoni che la portò alla destinazione finale: il cimitero di Arlington, dove Bob Kennedy venne sepolto poco lontano. segue
giovedì, 20 dicembre 2007, 23:38
 Gli indiani Lakota, vero nome dei Sioux, ai quali hanno appartenuto in particolare i grandi capi Toro Seduto e Cavallo Pazzo, hanno stracciato i trattati firmati dai loro antenati con gli Stati Uniti più di 150 anni fa. Lo hanno annunciato i rappresentanti della tribù. «Noi non siamo più cittadini degli Stati Uniti d’America e tutti quelli che vivono nelle regioni dei cinque Stati compresi nel nostro territorio sono liberi di unirsi a noi» ha dichiarato il loro rappresentante Russel Means, in una conferenza stampa a Washington. Means ha dettp che passaporti e patenti saranno consegnati a tutti gli abitanti del territorio che rinunceranno alla loro nazionalità statunitense. Una delegazione di responsabili Lakota ha dichiarato lunedì in un messaggio indirizzato al dipartimento di Stato che si ritirano unilateralmente dai trattati firmati col governo federale americano, alcuni sottoscritti più di 150 anni fa. I trattati rappresentano «parole senza valore su carta senza valore» e sono stati «violati ripetutamente al fine di rubare la nostra cultura, la nostra terra e i nostri costumi» dicono i responsabili della tribù. «Abbiamo firmato 33 trattati con gli Stati Uniti che non sono stati rispettati» ha dichiarato da parte sua Phyllis Young, una militante della causa indiana che ha collaborato a organizzare la prima conferenza internazionale sui diritti indigeni nel 1977. Alcuni capi Lakota si sono recati in delegazione presso le ambasciate di Bolivia, Cile, Sudafrica e Venezuela e intendono intraprendere una missione diplomatica in diversi paesi nel corso dei prossimi mesi, secondo quanto hanno annunciato. Il territorio Lakota si situa nel nordovest degli Stati Uniti e comprende regioni del Nebraska, del Dakota del Sud e del Dakota del Nord, del Montana e del Wyoming. I Lakota sono stati la sola tribù a infliggere una sconfitta all’esercito americano. Una delle loro figure leggendarie, il capo Toro Seduto (Sitting Bull) è noto per aver sconfitto il generale Custer nella battaglia di Little Big Horn nel 1876 nel Montana. LaStampa
domenica, 02 dicembre 2007, 19:50
 A 17 anni dalla riunificazione della Germania, la CNN rispolvera le vecchie cartine per le sue previsioni meteorologiche. Un gaffe imperdonabile per i media tedeschi, quella della rete americana all news. Cnn.com, alla sezione delle previsioni del tempo, «Forecast», propone infatti tuttora la cartina della Germania divisa, prima della caduta del muro di Berlino nel 1989. Nessuna presa di posizione, scrive la stampa tedesca, è giunta finora dalla sede di Atlanta.
martedì, 13 novembre 2007, 00:22
Siete fans dei film western e avete sempre sognato di fare come John Wayne? Sognate cavalcate con i cowboys e combattimenti con gli indiani? Allora non perdetevi la possibilità di comprare un’intera cittadina del Texas, che si trova proprio al centro delle antiche terre dei Comanches. Dove? Ma su eBay, ovviamente, il sito d’aste più popolare del mondo, dove si può trovare davvero di tutto. E’ lì che, entro il 23 novembre, data della chiusura di questa asta a dir poco bizzarra, qualcuno diventerà sindaco e titolare effettivo di Albert, in Texas, un piccolo centro abitato a circa 80 km da San Antonio con una popolazione di 4 abitanti (la famiglia degli attuali proprietari). L’idea è venuta proprio al capostipite, Bob Cave, un mercante edile che ha comprato Albert qualche anno fa e l’ha rimessa a posto, mantenendone il suo carattere storico da cittadina in stile Far West. Cave ha dichiarato: «Questo è un posto bellissimo, unico. E’ quasi più un pezzo d’arte che un semplice centro abitato.
Ecco perché abbiamo pensato di venderlo su eBay, perché è adatto a transazioni un po’ eccentriche». Il prezzo di base, fissato da Cave e dal suo socio in affari Eric Meissner, era di 2,5 milioni di dollari, ma è già stato ampiamente superato, con ben 111 offerte che, a oggi, hanno raggiunto i 3,1 milioni di dollari. La storia di Albert che è molto pittoresca con tanto di indiani, pionieri e presidenti degli USA, tutti passati di lì. Costruita nel 1877 e inizalmente chiamata Martinsburg, dal nome di uno dei primi pionieri. Corriere.it
giovedì, 01 novembre 2007, 20:24

Paul Tibbets, il pilota del B-29 'Enola Gay' che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, è morto a Columbus, in Ohio, a 92 anni. Lo ha reso noto un portavoce della famiglia. Tibbets, all'epoca un colonnello dell'Air Force, ribattezzò con il nome della madre il bombardiere B-29 Superfortress che il 6 agosto 1945 colpì la città giapponese con il primo ordigno nucleare mai usato nella storia. Tibbets, secondo quanto ha riferito l'amico di famiglia Gerry Newhouse, ha lasciato detto di non celebrare un funerale per lui e di non porre una lapide sulla sua tomba, per il timore che divenga un luogo per manifestazioni di protesta. Il pilota guido' nel 1945 un equipaggio di 14 persone, che sgancio' un ordigno da 5 tonnellate, battezzato 'Little Boy'. L'esplosione uccise tra le 70 e le 100.000 persone, mentre altre decine di migliaia rimasero segnate per sempre dalle radiazioni. Tre giorni dopo, gli Usa fecero il bis a Nagasaki, spingendo il Giappone alla resa e chiudendo cosi' la Seconda Guerra Mondiale. ''Non sono orgoglioso di aver ucciso 80.000 persone - ha detto Tibbets anni fa, in un'intervista - ma sono orgoglioso di essere partito dal niente, aver pianificato l'intera operazione ed essere riuscito ad eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene''. Tibbets aveva lasciato l'Air Force nel 1966 con il grado di generale ed aveva messo in piedi una societa' di taxi-jet in Ohio. Ansa.it
Lo stesso esso orgoglio del pilota di Nagasaki

domenica, 28 ottobre 2007, 15:04

Trentotto anni dopo, gli ex hippies amano ancora dire che «se uno si ricorda Woodstock, allora probabilmente non c'è stato». Ma trentotto anni dopo, la memoria dei «tre giorni di pace, amore e musica» o se si vuole di «sesso, droga e rock'n'roll», che nell'agosto 1969 attirarono 500 mila giovani a Bethel, Stato di New York, per l'evento miliare di una generazione, continua a suscitare passioni e controversie, segnalando una profonda lacerazione americana. All'origine della discordia, è il progetto di museo dedicato al concerto, che Alan Gerry, un ex figlio dei fiori, nel frattempo divenuto magnate televisivo ed entrato nella lista dei trecento americani più ricchi, sta costruendo a sue spese, proprio sul campo di crescione che ospitò l'happening. Ma, in tema con lo Zeitgeist di allora, il privato si è fatto politico, quando i due senatori di New York, i democratici Charles Schumer e Hillary Clinton, hanno deciso di appoggiare il progetto, proponendo un finanziamento di un milione di dollari da parte del Congresso. Un simbolico coinvolgimento pubblico, a sottolineare che Woodstock fu «l'avvenimento culturale che definì un'intera generazione ». Paolo Valentino
venerdì, 26 ottobre 2007, 11:31
 La tomba di Jesse James è in un cimitero alle spalle di un centro commerciale a Kearney, piccola città del Missouri. A un tiro di Winchester c'è una fila di negozi. Spicca quello con l'insegna «Armi Eccezionali». Sulla vetrina ha un cartello emblematico: «Se le pistole provocano crimine, le matite scrivono parole sbagliate». Dentro, sugli scaffali, fucili e mitra d'ogni tipo, in libera vendita. «Hai visitato la tomba di Jesse? È dall'altra parte della strada », ti indica con un cenno della testa una giunonica commessa. Infatti, attraversi la Statale e ci sei. Non ci sono insegne a guidarti, ma non è difficile trovarla perché ai lati del cippo sventolano due bandierine sudiste. Le hanno messe da poco, vicino ad un vaso di fiori bruciato dal sole. «Ne porteranno altri », dice una signora spuntata dal nulla. È la moglie del custode. Da queste parti Jesse non è considerato assassino malgrado abbia spedito all'altro mondo diciassette uomini. Un conto per difetto: i 17 sono gli unici che hanno un nome. Per la gente del Missouri Jesse è come Robin Hood, rubava ai ricchi nordisti per dare ai poveri sudisti. Ed era già famoso — come ha ricordato uno scrittore — prima ancora di morire: scrivevano di lui, parlavano di lui come un mito. Perché oltre a rapinare banche e treni, Jesse incarnava — e incarna — la figura del guerrigliero sudista che non si arrende alla sconfitta. Nel Missouri la guerra di secessione non è stato un conflitto Nord-Sud ma una battaglia di vicinato. Una fattoria contro l'altra, una contea contro l'altra. E il bandito, dopo aver militato tra i guerriglieri di Quantrill, ha trasformato questa terra nel suo regno. «Nella vita di Jesse — ha scritto T.J. Stiles — riconosciamo il luogo in cui la politica incontra la pistola. Dove andava lui la guerra continuava». Un'immagine accresciuta dalla penna di un giornalista-politico dell'epoca, John Newman Edwards, che conia per la banda la definizione di «cavalleria del crimine». Una provocazione, ma capisci che non lo è quando vai a visitare la casa dei James, distante poco più di un miglio dal cimitero. Oggi è un piccolo museo, visitato da migliaia di persone. Tra loro si nascondono molti sostenitori del bandito. Basta dare un'occhiata al registro dei commenti. Invece che firmarsi John o Mike usano il termine «ribelle». Una parola che suona come una pistolettata contro gli yankees. Un altro si spinge oltre: «Lunga vita a Jesse James». E poi giù una valanga di commenti entusiastici per come è tenuto il posto. Dietro la casa, sotto degli alberi, c'è una stele in pietra che ricorda la prima sepoltura del ribelle. Hanno inciso la data dell'uccisione — 3 aprile 1882 — e una frase che dice tutto: «Assassinato da un traditore e codardo il cui nome non merita di essere scritto qui». Il nome è quello di Bob Ford, il killer che lo ha colpito alle spalle nella casa di St. Joseph dove Jesse viveva con moglie e figli sotto falsa identità. È l'altro luogo di culto. Ci sono le sedie, la stufa, il letto e pistole. Sul muro del soggiorno c'è una macchia scura. Ti raccontano che è il buco del proiettile assassino. È una leggenda, ma i visitatori si soffermano, lo studiano come fosse una reliquia. Sudisti fino al midollo. A loro non importa che si sia unito a killer spietati come Bill Anderson, detto Billy il sanguinario. Un secessionista che durante il massacro di Lawrence apostrofa così una donna: «Sono venuto per cercare vendetta e l'ho trovata». Per loro Jesse vola a cavallo della famosa giumenta bianca, una delle più veloci del West, in attesa del prossimo raid. Guido Olimpio
martedì, 23 ottobre 2007, 14:46
La storia della musica in mostra nel New Jersey dove sono stati raccolti cimeli e pezzi storici legati all'ascolto. ma non solo. Fonografi, grammofoni e giradischi oltre ad album ormai introvabili e libri. Una collezione che ripercorre la storia dal 1890 al 1930. Le foto
martedì, 23 ottobre 2007, 14:34
 In anteprima alcune immagini di "America! Storie di pittura dal Nuovo Mondo", la mostra in allestimento al museo di Santa Giulia di Brescia dal 14 novembre 2007 al 4 maggio 2008. L'arco cronologico della mostra si tende dal primo decennio dell'Ottocento al primo decennio del Novecento. Le opere esposte raccontanto la storia di un continente appena nato, colonizzato dagli occhi increduli della vecchia Europa. Le immagini
lunedì, 22 ottobre 2007, 00:49
 Vernon Bellecourt, uno dei fondatori dell' " American Indian Movement", e' morto a 75 anni nel Minnesota per complicazioni polmonari. Aveva lottato negli anni '70 per i diritti dei nativi americani. Il mese scorso Bellecourt era andato in Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chavez e trovare il modo di aiutare le tribu' americane.
lunedì, 22 ottobre 2007, 00:08
  Altro che Cristoforo Colombo. A scoprire l'America fu Marco Polo. La notizia è stata riportata dalla stampa francese, che sostiene che il grande viaggiatore veneziano sarebbe approdato sulla costa occidentale americana ben 200 anni prima del navigatore genovese. La prova sarebbe contenuta in una carta geografica conservata nella Biblioteca del Congresso a Washington esaminata sin dal 1943 dall'Fbi e la cui descrizione è contenuta in articolo del settimanale francese Vsd in edicola. Il documento, consegnato alla biblioteca nel 1933 da un italo-americano di nome Marcian Rossi, «raffigura una nave a fianco di una carta che mostra una parte dell'India,la Cina, il Giappone, le Indie orientali e l'America del Nord», è scritto nel rapporto del bibliotecario dell'epoca. Intitolato «Map with ship» (Carta con nave), il documento reca «uno stemma disegnato sotto la nave, un incrocio di lettere che dà un nome: Marco Polo. Lo stretto che separa la Siberia dall'Alaska è il principale tema della carta», scrive l'autore dell'articolo di Vsd, il regista e sceneggiatore Thierry Secretan. Un'analisi con raggi ultravioletti effettuata nel 1943 dall'Fbi, afferma Secretan, ha «consentito di stabilire la presenza di tre ancoraggi su questa carta, che dunque è stata aggiornata nel tempo».
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