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Succede, in America
Comunque il centro del mondo
PINO SCACCIA
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Lo stratega reo-confesso dell'attacco all'America dell'11 settembre 2001, Khalid Sheikh Mohammed, vuole essere condannato a morte per le stragi e non vuole l'assistenza dei legali del Pentagono. Lo ha detto lo stesso Mohammed, all'apertura dell'udienza contro di lui e altri quattro presunti esponenti di Al Qaida.
Il premio Nobel per la pace Nelson Mandela, ex presidente sudafricano, simbolo della fine dell’apartheid, compare sulla lista delle persone sospettate di legami con il terrorismo del governo americano e per entrare negli Stati Uniti ha bisogno di uno speciale permesso. La questione, della quale parla il quotidiano Usa Today, è definita «imbarazzante» dal segretario di Stato americano Condoleezza Rice e un pool di esponenti del Congresso promettono una soluzione in tempi brevi. Il problema non riguarda solo Mandela, che ha 89 anni, ma altri membri dell’African National Congress, il movimento anti-apartheid che ora esprime il governo di Johannesburg. Negli anni Settanta e Ottanta, l’Anc era bollato come un’organizzazione terroristica dalla minoranza bianca del Sudafrica, un’etichetta che aveva conseguenze anche in altri Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Le liste dei sospetti di terrorismo non sono mai state aggiornate e Rice ha ammesso, nel corso di una audizione al Senato, che il suo dipartimento ha dovuto concedere speciali nullaosta per consentire a Mandela di entrare negli Stati Uniti. Mandela è uscito dal carcere nel 1990 dopo 27 anni di prigionia e nel 1994 è stato eletto primo presidente nero del Sudafrica. A lui gli Stati Uniti riservano sostanzialmente lo stesso trattamento che avrebbero i membri di Hamas. Corriere.it
L'acqua che scende dall'alto è limpida. Un fiotto compatto. Inesorabile. Entra nella gola, stimola la faringe e il prigioniero ha la netta sensazione di annegare. A questo punto, non gli resta che implorare pietà. «Il terrore di morire - spiegano gli esperti - porta quasi immediatamente a chiedere che il trattamento abbia termine». Si chiama «waterboarding» (o annegamento simulato) ed è una delle tecniche più dure utilizzate negli interrogatori contro i presunti terroristi di Al Qaeda. Adesso, «quello che la Cia non vuol far vedere», è sul web: un video choc realizzato da Amnesty International che racconta in pochi secondi quello che accade in certe prigioni americane. Nei giorni scorsi George W. Bush ha ammesso di essere a conoscenza dell'utilizzo di queste pratiche. «Lo abbiamo fatto per proteggere il popolo americano» ha spiegato il presidente Usa. Ma le sue affermazioni hanno provocato una serie di reazioni e di polemiche. Tra queste, la dura presa di posizione di Amnesty. Per sensibilizzare l'opinione pubblica, e soprattutto l'amministrazione Usa, l'organizzazione internazionale ha pubblicato su Internet una serie di video nell'ambito della campagna «Unsubscribe-me» contro le violazioni dei diritti umani nella «guerra al terrore». L'ultimo è quello sul «waterboarding». «La minaccia del terrorismo è reale - si legge sul sito Internet dell'iniziativa - ma calpestare i diritti umani e abbandonare i nostri valori non è la risposta giusta». Malcom Nance, che a lungo ha insegnato agli uomini della sicurezza americana a resistere agli interrogatori in cui veniva usato il «waterboarding», chiede la fine immediata di questa pratica. «Mi vergogno per il fatto che il presidente Bush abbia autorizzato il suo uso e abbia così gettato nel fango la reputazione degli Stati Uniti», ha dichiarato. Il presidente statunitense è stato molto criticato anche per aver respinto una proposta parlamentare finalizzata a mettere fuori legge questo tipo di interrogatorio. «Il nostro film mostra ciò che la Cia non vuol far vedere - spiega Kate Allen, direttrice di Amnesty International in Gran Bretagna - vale a dire la disgustosa realtà degli annegamenti simulati». Corriere.it Adam Gadahn Azzam, cittadino americano convertitosi all'Islam e membro dichiarato di al Qaida, incita ad accogliere il presidente George W. Bush con bombe e attacchi nel suo viaggio mediorientale in programma da martedì prossimo. "Dategli il benvenuto non con fiori e applausi ma con bombe e attacchi" dice Adam in un video di 50 minuti trasmesso dai siti di solito usati dai gruppi legati ad al Qaida. Gadahn, conosciuto anche come Azzam l'americano dopo la sua conversione nel 1995, ha minacciato più volte gli Usa promettendo "orrori" ben peggiori dell'11 settembre 2001. Nel video apparso oggi Gadahn ha una lunga barba, occhiali e indossa una kefia bianca e rossa. "La prima domanda che gli americani si dovrebbero fare è: l'America è stata davvero sconfitta? La risposta è sì e su tutti i fronti", afferma Gadahn citando altri paesi come Pakistan, Cecenia, nord Africa e Somalia dove gli Usa stanno perdendo le loro battaglie contro i gruppi islamici. Non è stato possibile finora accertarsi sulla autenticità del video andato on line su As-Sahab, braccio mediatico di al Qaida. Gadahn ha 29 anni ed è cresciuto nella Contea di Orange, in California, in una famiglia di classe media di origine ebraica. Avrebbe lasciato la famiglia già all'età di 17 anni, per diventare musulmano e unirsi alla Islamic Society di Orange County. Nel 1998 ha lasciato gli Usa per il Pakistan. Un rapporto della FBI dice che Azzam l'Americano avrebbe preso parte a campi di addestramento in Afghanistan, e sarebbe stato impiegato da Al Qaida come interprete e traduttore. In più occasioni si sarebbe servito di nomi diversi, come quello di suo padre fino a quello di Aby Suhayb Al-Amriki. Ansa.it
Gli Stati Uniti spendono 15 miliardi di dollari al mese per la guerra in Iraq ed in Afghanistan. Finora a stima si assestava su una spesa di 11,7 miliardi al mese, ma il senatore repubblicano dell'Alaska Ted Stevens, un grande sostenitore del protrarsi della presenza militare americana in Iraq, in un discorso pronunciato in aula lo scorso 18 dicembre ha sottolineato che i 70 miliardi di dollari che la Casa Bianca ha voluto aggiungere come stanziamento straordinario alla finanziaria, serviranno per sostenere i costi della guerra solo fino al 31 marzo prossimo.
Campagna di Amnesty International contro le procedure seguite dall'agenzia Usa durante gli interrogatori Nel filmato, intitolato 'Aspettando le guardie', sono documentate le tecniche di 'stress position'. The Hub, il video portale dei diritti umani nato per iniziativa di Peter Gabriel. Video
La Cia ha distrutto nel 2005 almeno due videocassette che documentavano gli interrogatori di due operativi di Al Qaeda sotto custodia dell'agenzia. La decisione sarebbe maturata nel mezzo del dibattito al Congresso sui metodi utilizzati dall'agenzia di intelligence, più volte condannati dalle organizzazioni in difesa dei diritti umani come tortura, e oggetto di aspre dispute legali. I video mostravano gli interrogatori di sospetti terroristi - fra cui anche Abu Zubadayah, il primo detenuto in mano alla Cia, arrestato nel marzo del 2002 - in cui venivano usate tecniche dure, riferisce il New York Times. Secondo il quotidiano americano vennero distrutti perché funzionari dell'agenzia erano preoccupati che tali documenti potessero esporre i suoi agenti a cause legali. Dopo essere stato informato dal New York Times che la notizia stava per essre pubblicata, il direttore della Cia Michael Hayden in un comunicato ai dipendenti ha detto che la decisione di distruggerli è maturata all'interno della Cia per proteggere i funzionari coinvolti e gli agenti in incognito e perché le cassette non avevano più valore di intelligence. Repubblica.it
Bilal Hussein e' un fotoreporter iracheno dell''Associated Press' in carcere dal 2006 perche' sospettato di aiutare gli insorti e il Pentagono annuncia ora di avere le "prove decisive" che si tratti di un "terrorista" infiltrato nell'agenzia di stampa americana. La sua colpa, scrive il sito web della Bbc, e' essere troppo bravo e arrivare sul luogo degli attentati poco dopo l'evento, una qualita' giornalistica che gli e' valsa tra l'altro il prestigioso premio Pulitzer nel 2005. Dopo 19 mesi in prigione, e con i termini per la carcerazione preventiva che scadranno il 12 dicembre, l'Ap sta cercando disperatamente di aiutarlo. Il presidente e amministratore delegato Tom Curley ritiene che i militari americani "desiderano semplicemente che Hussein stia in prigione il piu' lungo possibile", perche', "non vogliono che escano notizie dalla provincia di Anbar, un vero e proprio 'buco nero dell'informazione'. L'Ap denuncia che Hussein, 36 anni, venne arrestato a aprile del 2006 dopo aver fornito rifugio ad alcuni stranieri nella sua casa dopo un'esplosione nei pressi di Falluja. I marines sono entrati nell'edificio arrestando il fotografo e i suoi ospiti con l'accusa di essere sospetti insorti. Il comando americano di Baghdad aveva affermato di aver trovato nel suo pc istruzioni per preparare bombe artigianali, materiale di propaganda dei terroristi e la foto di un'installazione militare Usa. Il Pentagono, scrive la Bbc, non ha chiarito quali siano le nuove prove. Non solo. Finora l'avvocato del reporter ha denunciato che finora non gli e' stato consentito di contattare il suo cliente.
Cattive notizie per i terroristi o anche per i criminali intenzionati a recarsi negli Usa, ma anche una irritazione crescente per le decine di milioni di inoffensivi turisti che, attirati fra l’altro anche dal dollaro debole, scelgono gli Stati Uniti per le loro vacanze. Con un’iniziativa pilota che diventerà operativa nelle prossime settimane, il nuovo Dipartimento per la sicurezza territoriale (Department of Homeland Security), creato dall’Amministrazione Bush dopo l’attacco terroristico contro le Torri Gemelle, introdurrà in aggiunta alle procedure attuali, che impongono a tutti i cittadini stranieri di essere fotografati e schedati con le impronte del dito indice di entrambe le mani quando passano attraverso il controllo passaporti,un sistema dattiloscopico di identificazione delle persone molto più sofisticato, ma anche – inevitabilmente – invasivo di quello attuale. In pratica, a chiunque entri negli Stati Uniti arrivando dall’estero (eccettuati i diplomatici e i cittadini statunitensi o i residenti permanenti con cittadinanza straniera in possesso di “carta verde”) verrà richiesto, in aggiunta all’obbligo di essere fotografati, anche di appoggiare entrambe le mani su un’ apparecchiatura di nuova concezione, capace di “fotocopiare”, memorizzare e analizza elettronicamente le impronte dei polpastrelli di tutte le dita dei visitatori stranieri. Ma le organizzazioni per la tutela dei diritti civili protestano, sostenendo che questi controlli indiscriminati sono «offensivi per la dignità umana» e discriminatori perché rivolti verso i soli cittadini stranieri. Al tempo stesso, come risulta dagli stessi dati forniti dal Dipartimento per la sicurezza, questa schedatura a tappeto elettronica finora ha permesso di individuare come immigrati clandestini o criminali solo il 2,3 per 100.000 degli oltre 64 milioni di stranieri controllati dalla polizia di frontiera degli Stati Uniti.
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Su una brochure diffusa dal FBI per la lotta al terrorismo, si fa esplicito riferimento alla necessità di denunciare alle autorità come terroristi chiunque si ponga come "difensore della costituzione americana" e chiunque faccia "esplicito e frequente riferimento ai valori e alle idee in questa contenute". Queste persone sono da ritenersi potenzialmente degli assassini e dei terroristi, oltre che mentalmente instabili, e quindi da porre immediatamente sotto custodia carceraria e trattamento psichiatrico urgente. Fonte - Documentario "One Nation Under Siege"
Il dipartimento anti-terrorismo della polizia di Los Angeles vuole fare una mappa di tutti i gruppi musulmani della citta'. Un proposito che ha scatenato le ire di gran parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti civili e dei leader delle diverse comunita'. Il 'Los Angeles Times' ha scritto che il dipartimento interessato (LAPD) motiva il progetto con l'esigenza di aiutare le stesse comunita' mettendole in guardia dall'influenza di elementi radicali che spingono "alla violenza e a ideologie estremistiche". Ne ha parlato con il giornale il vice capo della Polizia, Michael Downing: "Vogliamo individuare le comunita' a rischio, comunita' ed eclave con fattori di rischio, destinate a isolarsi. Vogliamo sapere dove sono i pachistani, gli iraniani, i ceceni per potere essere in contatto con queste comunita'". Downing assicura che il programma ha avuto un sostegno "in linea di principio" del Consiglio musulmano per gli affari sociali, il cui direttore, Salam Al-Marayati, ha dato la disponibilita' a un incontro la settimana prossima per discuterne. "Vogliamo lavorare con il LAPD e dargli i nostri suggerimenti e allo stesso tempo assicurarci che siano tutelate le liberta' civili delle persone", ha detto Al-Marayati al giornale. Ma altri gruppi musulmani, insieme con il Consiglio islamico della Shura della California meridionale, hanno accusato la Polizia di "rigurgidi razziali". Secondo stime ufficiali, sono 500.000 i musulmani che vivono nell'area della grande Los Angeles, la seconda piu' grande concentrazione dopo quella di New York. Repubblica.it
E' stato collocato oggi al Rockefeller Center, nel cuore di Manhattan, l'albero che è uno dei simboli del Natale a New York. Addobbato e illuminato, resterà fino a dopo le Festività. A piedi dell'albero la pista di ghiaccio per il pattinaggio. Colpire i grandi centri commerciali per colpire l’economia americana: sarebbe questa la strategia pre-natalizia di Al Qaeda, che secondo un documento in possesso del Federal Bureau of Investigation si starebbe preparando ad attaccare i grandi magazzini di Los Angeles, in California, e di Chicago, nell’Illinois, proprio nel periodo di massimo affollamento per lo shopping di Natale. Attentati che potrebbero fare migliaia di vittime, quindi, ma l’Fbi non sembra dare troppo peso alla minaccia, da considerare più un “rito annuale” del gruppo terroristico che un vero pericolo per gli Stati Uniti: “Guardando agli anni passati, risulta evidente che minacciare l’America nel periodo natalizio è ormai per Al Qaeda una tattica consolidata, una pratica abituale”, ha dichiarato l'ufficio di Chicago dell’Fbi. La Stampa
Era una bizzarra "opera d'arte", almeno nelle intenzioni della protagonista, l'oggetto che una studentessa del Mit ha portato esposto su una maglia dentro l'aeroporto di Boston, facendo scattare l'allarme nello scalo per il timore che si trattasse di un ordigno. La ragazza è stata arrestata, incriminata di fronte a un giudice e rimessa in libertà su cauzione. Il gesto di Star Simpson, 19 anni, studentessa delle Hawaii iscritta al Massachusetts Institute of Technology, resta al centro di indagini. La ragazza aveva fissato su una felpa nera una piccola scheda da computer, con circuiti elettrici, led luminosi e cavetti collegati a una pila esterna. Una dipendente dell'aeroporto di Boston, vedendola in un terminal, si è insospettita e ha dato l'allarme. Lo scalo bostoniano è quello da cui partirono i due aerei dirottati che l'11 settembre 2001 andarono a schiantarsi sulle Torri Gemelle e la sicurezza è particolarmente rafforzata da allora.
Gli USA combattono giornalmente il loro terrorismo interno, fatto di giovani sbandati con ideologie nazi estremistiche. L'ultimo arresto, Mark David Uhl, uno studente della Liberty University, ha messo in luce la facilità con cui questi giovani terroristi americani riescano in rete a reperire informazioni per costruire terribili e devastanti ordigni, come il "napalm". Gam Info 1 - Info 2 - Info 3 - Video
Durante un'esercitazione un addetto alla detonazione esagera con la quantità di esplosivo...
E per fortuna sono della Swat... Gam
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